Bassa autostima: i “problemi di autostima” esistono davvero?

Prima che venisse coniata la parola “autostima”, qualcuno poteva soffrire di “bassa autostima”? Naturalmente le persone potevano sentirsi incapaci, inadeguate, inferiori agli altri o prive di valore. Ma non potevano rappresentarsi tutto questo attraverso una categoria che ancora non esisteva. La distinzione è importante per il semplice fatto che a volte ciò che chiamiamo “problema” non è diverso dalla sua “definizione”, ma c’è di più.

Quando affermiamo di avere problemi di autostima abbiamo l’impressione di aver identificato la causa della sofferenza che ci affligge, anche se in realtà abbiamo fatto qualche passo in più per allontanarci dalla comprensione che ci serve davvero.

Che cos’è realmente la bassa autostima?

Proviamo a immaginare qualcuno che affermi: “Esiste una questione irrisolta nell’ambito delle situazioni che caratterizzano le attuali dinamiche sociali e politiche”. Ne sappiamo più di prima? Si tratta di un’informazione utile a risolvere uno dei tanti problemi che affliggono la nostra società? Assolutamente no. Siamo solo più confusi di prima!

Qualcosa di simile accade quando utilizziamo espressioni dal significato totalmente astratto come appunto bassa autostima, senza cercare di capire a quali esperienze, processi e dinamiche interne si riferiscano. Che cosa significa, dunque, esattamente “soffrire di bassa autostima”? Penso forse di non valere abbastanza? A volte mi sento inferiore agli altri? Ho sempre paura di sbagliare? Mi sento un fallito? Non sono disposto a riconoscere le cose che faccio bene? Quando qualcuno mi critica penso subito che abbia ragione?

A questo punto il problema comincia ad assumere una forma, passando dalla più completa astrazione alla concretezza del sentire e del pensare.

Dietro la bassa autostima ritroviamo pensieri ed emozioni

Quella che chiamiamo autostima, sia essa alta o bassa, costituisce il risultato del modo in cui pensiamo e sentiamo nei riguardi di noi stessi. Prendiamo pensieri come “Non valgo molto”, “Non riesco a combinare nulla di buono”, “Gli altri sono migliori di me” e chiediamoci come si possa non trovarsi nella condizione di bassa autostima continuando a ripeterseli. Come potremmo sentirci a nostro agio, provare fiducia in sé stessi, godere di una sensazione di rilassamento e tranquillità?

Se poi la situazione perdura per mesi o addirittura anni? È difficile immaginare che pensieri di questo genere possano accompagnarsi stabilmente a serenità, fiducia e benessere. Pensiero ed emozione non appartengono, infatti, a due mondi indipendenti e separati, anche se la loro natura appare diversa. Il modo in cui pensiamo a noi stessi contribuisce al modo in cui ci sentiamo con noi stessi.

“Sono un fallito” oppure “Ho fallito”?

Esiste una differenza enorme tra “Ho fallito in questo progetto” e “Sono un fallito”. Nel primo caso parliamo di un evento, nel secondo della nostra presunta identità. Nel primo caso parliamo di qualcosa che abbiamo fatto, nel secondo trasformiamo quel comportamento in ciò che siamo. Si tratta dell’errore descritto dall’espressione latina pars pro toto, della parte che prende il posto del tutto. Nell’esempio un semplice insuccesso diventa tutto quello che siamo. Ed è proprio questo errore ad alimentare molti problemi di autostima.

La bassa autostima è una causa o una conseguenza?

Siamo abituati a ragionare in questo modo: “Non riesco a fare questa cosa perché ho poca autostima”, “Non mi faccio rispettare perché soffro di bassa autostima”, “Non riesco a esprimere ciò che penso perché non ho stima di me stesso”. Possiamo però capovolgere il nostro modo di pensare e riportare sia la sensazione di bassa autostima sia i relativi pensieri a una parte di noi, che forse ci portiamo dietro sin da bambini e che ora ci chiede semplicemente di essere riconosciuta e compresa.

Forse i nostri genitori ci dicevano le cose che ora risuonano nella nostra testa nella forma di pensieri intrusivi, forse a un certo punto ci siamo convinti che avessero ragione, forse una volta diventati adulti siamo diventati noi la fonte di quegli stessi pensieri, che da quel momento in poi hanno iniziato ad affliggerci.

La nostra mente è come un giardino

A questo punto può nascere un’obiezione: “Ma io non decido cosa pensare. I pensieri mi vengono in mente e basta, quindi come faccio a porvi rimedio?”. Il problema non è dato dal fatto che non controlliamo i pensieri “in entrata”, il che è certamente vero. Il problema deriva piuttosto dal farli nostri, finendo quindi per considerarli “veri”!

Immaginiamo che la nostra mente sia come un giardino. Esistono giardini meravigliosi e giardini incolti, bruttissimi e pieni di erbacce. Qual è la differenza? Nei primi le erbacce non crescono? Naturalmente no. Le erbacce crescono dappertutto: la differenza la fa il lavoro del giardiniere. Il giardiniere ha ben chiaro che deve estirpare le erbacce e coltivare le piante. Non può impedire a ogni seme indesiderato di arrivare nel giardino. I nostri problemi sono generati dall’agire in senso contrario, dal coltivare le erbacce e lasciare appassire fiori e piante ornamentali.

Lo stesso può accadere con i nostri pensieri. Per quanto tempo abbiamo coltivato pensieri-erbaccia? Quanto li abbiamo annaffiati con l’acqua del “sono io che voglio pensare così…” e concimati con “… quindi sono veri”? La domanda diventa allora: come possiamo prenderci cura del nostro giardino interiore? E quanto spazio concediamo a sviluppare le nostre capacità?

Come aumentare l’autostima?

L’obiettivo non consiste nell’eliminare ogni pensiero negativo: l’unico risultato sarebbe aumentarne il numero! Sarebbe come pretendere che nel nostro giardino non giungessero più i semi delle erbacce. Il punto è quali pensieri decidiamo di coltivare. Aumentare l’autostima non significa necessariamente convincersi che “Sono fantastico”. Significa prima di tutto imparare a riconoscere ciò che facciamo dentro di noi, dentro la nostra testa.

Come interpretiamo i nostri errori? Quali termini utilizziamo per definire chi siamo? Quanto peso attribuiamo al giudizio degli altri? Chi si preoccupa di ciò che pensano gli altri o ha poteri di chiaroveggenza oppure più semplicemente non si accorge che i pensieri che attribuisce ad altri sono i propri: si tratta di “ciò che io penso pensino gli altri”.

Per risolvere il problema della “bassa autostima” basterebbe, dunque, iniziare a prenderci cura del nostro giardino interiore, smettere di coltivare le erbacce e iniziare a coltivare fiori e piante ornamentali. Un percorso psicoterapeutico può procedere in questa direzione, aiutando la persona a riconoscere i pensieri che contribuiscono a generare quella condizione emotiva che chiamiamo in questo modo. Nel momento in cui facciamo emergere questi pensieri e ne diventiamo ben coscienti possiamo decidere di cambiarli, dato che sono i nostri.