La Terapia dei Nuclei Profondi

La Terapia dei Nuclei Profondi è un metodo di psicoterapia di ultima generazione dai tratti fortemente innovativi. Tale metodo si pone obiettivi fino a ieri considerati incompatibili: risultati apprezzabili in tempi brevi, ristrutturazione profonda della personalità, stabilizzazione dei risultati ottenuti.
Questo approccio è stato messo a punto dal Dottor Stefano Boschi, psicologo, psicoterapeuta, ricercatore e autore in ambito scientifico, nel corso di oltre tre decenni di lavoro clinico con persone sofferenti a causa delle più disparate forme di disagio e di patologia. La Terapia dei Nuclei Profondi offre una risposta concreta alla richiesta di efficacia e di efficienza che sempre più insistentemente viene rivolta alla psicoterapia, a fronte dell’inarrestabile dilagare del disagio psichico e dei disturbi di natura psicosomatica.
Tale modello di intervento deve il suo carattere innovativo all’introduzione del concetto di Nuclei profondi, entità psichiche che animerebbero l’inconscio in qualità di “attori del nostro teatro interiore” e si rivelerebbero responsabili di problemi e patologie di varia natura. Nel corso del lavoro clinico sono stati spesso riscontrati risultati molto significativi quanto rapidi il che, sempre secondo l’ottica di tale modello, sarebbe dovuto all’intervento sul “Gioco delle parti”, l’insieme dei rapporti che i Nuclei profondi vanno nascostamente intrecciando.
Nella sua essenza, il concetto di Nuclei profondi però non è affatto nuovo. Pirandello parlò per esempio di “maschere”, mentre nell’antichità si parlava di “demoni”. Nell’antica tradizione cinese si parla di “tre vermi” (sānchóng) con un significato psicologico-morale. Sono associati a desideri, impulsi, passioni e inclinazioni negative, che spingono l’individuo verso comportamenti deteriori e possono essere visti come la personificazione di forze psichiche interne che agiscono al di fuori del controllo cosciente.
L’intervento inizia con il lavoro rivolto al modo di pensare o “visione del mondo” del paziente, considerato il “contenitore” (da non confondersi con il concetto di “causa”) di ogni possibile forma di patologia, come nell’antichità è stato più volte adombrato. Epitteto, per esempio, affermava che gli esseri umani sono turbati non dalle cose ma dalle “opinioni che hanno delle cose”, mentre Antifonte era noto per la sua téchnē alypías, l’arte di liberarsi dal dolore.
Il lavoro clinico prevede, dunque, prima di tutto una sorta di “rieducazione al modo di pensare pragmatico”, improntato al principio di utilità piuttosto che di verità. Tale lavoro viene sviluppato secondo le linee guida della Psicolinguistica Clinica, disciplina nascente che considera particolari strutture linguistiche come corrispettivo dei meccanismi inconsci alla base della patogenesi: a differenza di questi ultimi, le prime appaiono ben visibili quindi direttamente gestibili in vista del cambiamento.
Dalla Terapia dei Nuclei Profondi derivano altri metodi di carattere innovativo quali il Metodo PsicheSoma, modello di psicoterapia psicosomatica che affronta le presunte radici psichiche dei disturbi funzionali e delle diverse malattie somatiche, la Terapia dei Copioni Relazionali, modello di terapia della coppia che prende le mosse dall’idea che i conflitti di coppia potrebbero essere considerati una sorta di “messa in scena”, la Terapia Familiare centrata sul Figlio, modello di terapia familiare che si rivolge alla struttura gerarchica creata dai diversi livelli funzionali del sistema familiare complesso.
La visione superstiziosa del disagio
Siamo abituati a pensare al disagio psichico o alla malattia del corpo come a qualcosa che un giorno potrebbe “caderci addosso” o che ci è già piombato tra capo e collo senza un preciso motivo. Abbiamo così sviluppato una “visione superstiziosa” della patologia, come se disagio e malattia fossero l’effetto della sfortuna, del destino malevolo o dell’ira degli dei. Nell’intera storia dell’umanità siamo la prima e l’unica civiltà ad aver sottratto al disturbo psichico o alla malattia somatica qualsiasi “significato”. Che non si sia trattato di una buona idea lo dimostra il fatto che, assieme al significato, sarebbe scomparso anche il nostro personale potere di gestire la patologia.
A volte parrebbe che l’unica cosa che possiamo fare è sperare di non soffrire mai di una qualche forma di disagio, di non ammalarci, di non sviluppare un disturbo d’ansia, un disturbo depressivo: se dovesse mai capitare ci vedremmo costretti a rivolgerci a qualche specialista di questa “malasorte”. Questo è quanto accade se consideriamo l’essere umano come un semplice insieme di organi, tra cui il sistema nervoso in rapporto a malattie e disturbi psichici.
Immaginiamo quindi di tornare indietro nel tempo per ritrovarci all’epoca in cui il telefonino non si è ancora diffuso e di possederne l’unico esemplare. Volendone costruire altri ci rivolgiamo perciò a un ingegnere elettronico chiedendogli di capire come funziona, presentandogli però solo il guscio, senza cioè la parte elettronica interna. Per quanto possa essere competente come potrà capire come funziona?

Se di un essere umano consideriamo solo il guscio, solo la parte “esterna”, ciò che risulta visibile e tangibile, tralasciando il suo mondo interno invisibile, in altre parole la psiche e i suoi processi, come potremo mai capire come funziona e “ripararlo” in caso di “guasto”?
La domanda fondamentale
La Terapia dei Nuclei Profondi nasce prima di tutto con l’intento di indagare sul “perché” sviluppiamo un certo disturbo psichico o, nell’ottica psicosomatica, una certa malattia, andando quindi alla ricerca delle radici della patologia.
Se poc’anzi abbiamo immaginato di scoprire come funziona il primo telefonino immaginiamo ora di camminare lungo un sentiero di montagna. A un certo punto, con nostra grande sorpresa, ci imbattiamo in un fiume che scorre in salita! Quale domanda ci porremmo: “Come si può farlo scorrere in discesa?” o piuttosto “Perché scorre in salita?”.

Anche se fossimo ingegneri idraulici non ci faremmo certamente la prima domanda, non senza aver prima risposto all’altra. Come si potrebbe, infatti, trovare rimedio a un problema che non si conosce? Se non so perché il fiume sta scorrendo in salita come potrò escogitare il modo di farlo scorrere nel verso giusto?
Se fossimo afflitti da ansia o depressione o da un qualsivoglia altro disturbo psichico o affetti da una malattia somatica, quale delle due domande ci porremmo? Di sicuro “Come posso guarire?”, “Come posso eliminare il problema?”, “Come posso sbarazzarmi del disturbo o della malattia?”.
Il disagio come “spia”
Quando siamo alla guida della nostra auto e si accende una spia sul cruscotto, quale obiettivo ci poniamo? Spegnere in qualche modo la spia o capire che cosa ci stia segnalando? Che cosa accadrebbe se ignorassimo la spia della benzina? Che cosa accade quando ignoriamo le spie che si accendono nel nostro organismo? Attualmente, sul piano della salute pubblica, è in atto un processo di cronicizzazione su larga scala, a carico di molti disturbi di interesse psichiatrico e di molte malattie del corpo. E se si trattasse delle conseguenze del continuo ignorare l’accendersi delle spie nel nostro organismo psicofisico?

Se da una parte si vive più a lungo dall’altra lo si fa da malati. Ora, non si tratta di decidere se è meglio morire prima da sani o più tardi da malati: il punto è che la dilagante cronicizzazione potrebbe spiegarsi con il carattere prevalentemente sintomatico degli interventi. In altre parole, cerchiamo di spegnere le spie che si accendono nel nostro organismo psicofisico invece che recepirne il messaggio e agire di conseguenza.
E se il sintomo fosse un “messaggero”, non un problema da eliminare e basta?
Esiste un’industria multimiliardaria che prospera offrendo diversi “modi” di spegnere le nostre spie. Abbiamo la pillola per l’ansia e la pillola per la tristezza e il senso di vuoto, la pillola che controlla la rabbia e la pillola che tiene a bada la paura in modo che non possano sopraffarci. In Terapia dei Nuclei Profondi l’estinzione del sintomo viene considerata l’effetto del cambiamento profondo che i diversi problemi e disturbi ci segnalano come necessario, in modo analogo a quanto accade alla spia della benzina che si spegne dopo aver fatto rifornimento.
Il motivo per cui i costruttori dell’auto hanno previsto le diverse spie è che non siamo in grado di vedere direttamente all’interno del serbatoio, il livello dell’olio nel motore, le pastiglie dei freni e via dicendo, informazioni che nessuno che guidi l’auto potrebbe sottovalutare. Se tali messaggi non fossero recepiti rischieremmo di rimanere a secco o in panne.

A ben guardare, i sintomi di cui soffriamo hanno in comune con le spie della nostra auto il potere di attrarre la nostra attenzione. Non lo fanno attraverso una lucina che si accende o un semplice “beep”, ma in forza del fastidio, del disagio, del dolore, della sofferenza che attira la nostra attenzione più di qualsiasi altro segnalatore, proprio per il fatto che la nostra natura è volta al benessere.
L’esperienza clinica ha ripetutamente mostrato che quando facciamo ciò che questi “personali messaggeri” ci suggeriscono come azione necessaria tali spie naturalmente si spengono, esattamente come si sono accese.
Anche se le radici non si vedono nutrono l’intero albero: la possibilità di riconoscere e intervenire sulle radici delle diverse forme di disagio rappresenta il fine ultimo di decenni di ricerche che hanno condotto all’elaborazione della
Terapia dei Nuclei Profondi.
Quando osserviamo un albero vediamo le foglie, i rami, il tronco: ciò che rimane invisibile nutre ciò che risulta visibile. Anche se la sofferenza attira la nostra attenzione e si manifesta alla nostra consapevolezza come ansia, tristezza, rabbia, paura, ciò che la alimenta rimane invisibile.
Riconoscere le radici è solo il punto di partenza… quello di arrivo è l’integrazione del mondo interno, obiettivo che si può raggiungere amalgamando i diversi componenti della nostra personalità.

I Nuclei profondi
Se dovessimo paragonare la nostra personalità a un monolito o a un mosaico, quale sarebbe l’analogia più calzante? Certamente la seconda. Ben lungi dal costituire una struttura unitaria e coerente, la nostra personalità rappresenta un insieme di “parti”: si tratta dei “Nuclei profondi”, ciò che dà il nome a questo particolare approccio. Queste entità psichiche appaiono dotate di autonomia e di una propria fonte di energia psichica. Il problema non è però rappresentato da queste entità psichiche, bensì dal rapporto che intratteniamo con esse.
Ci è certamente capitato di pensare o affermare cose come “So che non dovrei reagire così… eppure mi ritrovo a farlo lo stesso”, “Una parte di me vorrebbe cambiare mentre un’altra sembra trattenermi”, “In quel momento era come se non fossi più me stesso… come se una parte di me avesse preso il sopravvento”. Non si tratta di semplici modi di dire. Se prendessimo alla lettera tali affermazioni avremmo un quadro più realistico di quanto accade dietro le quinte della nostra consapevolezza. Alcune di queste parti appaiono in linea con i nostri valori, mentre altre in contrasto con essi: questa è la radice profonda dei conflitti interni che ci caratterizzano come esseri umani.
La Terapia dei Nuclei Profondi si pone l’obiettivo di stabilire l’armonia là dove sia sorto un conflitto e per farlo deve prendere le mosse dalla funzione che ogni parte ha svolto nel corso della nostra storia evolutiva, dalla nostra infanzia fino a oggi. Ciò che un tempo ci ha permesso di adattarci alle difficoltà, alle frustrazioni e perfino alle situazioni traumatiche è diventato fonte dei nostri problemi. Le scarpine che portavamo quando eravamo bambini oggi non possono più andarci bene!
Anche se siamo cresciuti e ci siamo evoluti, a volte e per certi versi il modo in cui rispondiamo alle richieste del nostro ambiente è rimasto quello di allora. Ciò che ci siamo lasciati indietro nel nostro percorso evolutivo finiamo così per ritrovarcelo davanti, appunto nella forma dei problemi di oggi. Ciò che sembra oggi ostacolarci ha avuto, in un lontano passato, un’importante ragione per esistere, è in quell’epoca che ha acquisito potere. Si tratta delle carte che abbiamo estratto dal mazzo delle risorse che la natura ci ha dato…

Il modo in cui reagiamo alle situazioni difficili, critiche e stressanti riflette le parti della nostra personalità, le risorse che un tempo abbiamo estratto dal mazzo delle nostre potenzialità.
Come si sono originati i Nuclei profondi?
Queste Parti della nostra personalità sono nate in un’epoca assai lontana per darci manforte nella gestione degli stati d’animo più spiacevoli, quando la sofferenza emergeva e non sapevamo che pesci pigliare. Si trattò della paura, del senso di abbandono, del senso di colpa e di altri stati d’animo che non abbiamo avuto altro modo di gestire.

I Nuclei profondi sono i nostri antichi eroi, scesi in campo per aiutarci nelle situazioni più difficili e che si sono originati dalle nostre risorse interne, le risorse che la Natura ci ha dato.
Che cosa accade quando teniamo premuta una molla?
Immaginiamo di tener premuta una molla di acciaio: più la premiamo più ne aumentiamo l’energia potenziale. Non solo: per mantenerla premuta dobbiamo esercitare una forza continua, la qual cosa finirà per farci sentire stanchi, esausti.

Nel corso di tutta la nostra vita teniamo premute le nostre molle emotive cercando di neutralizzarne l’energia, cercando di zittire il nostro “Bambino interno”. Anche se sul momento questa strategia pare funzionare, con il passar del tempo iniziano a emergere effetti indesiderati. Lo stato d’animo spiacevole potrebbe diventare “strisciante” e pervasivo, potremmo iniziare a soffrire di “disturbetti” come difficoltà digestive, leggeri mal di testa, blande forme di insonnia e possibili altre forme di quelli che i medici chiamano i “MUS” i Medically Unexplained Symptoms.
Come sappiamo dalla fisica, “l’energia non si crea né si distrugge”. Se all’emozione viene impedito di fluire in modo naturale troverà vie e modi alternativi per esprimersi, in altre parole si tras-formerà, ossia cambierà forma. L’energia emozionale racchiusa nel nostro Bambino interno si è così incanalata nei nostri comportamenti dando vita ai Nuclei profondi.
Nel caso della molla emotiva costituita dalla rabbia, da essa si sono originate Parti come il Bullo, il Trasgressore, il Vendicatore, che hanno rivolto la carica aggressiva all’esterno, oppure Parti come il Disfattista, il Sacrificale, l’Aguzzino che l’hanno invece rivolta all’interno. Se nel primo caso questa energia potrebbe essere “esplosa”, provocando danni sul piano relazionale, nel secondo potrebbe invece essere “implosa”, con conseguenze indesiderate sulla nostra salute.
Appare, dunque, necessario gestire l’energia emotiva racchiusa nel nostro mondo interno e la Terapia dei Nuclei profondi ci suggerisce come farlo.
E che cosa accade quando finalmente rilasciamo la molla?
Se violare le leggi della Natura produce conseguenze indesiderate sul piano fisico e ambientale, violare quelle della nostra natura umana produce ugualmente conseguenze indesiderate, anche se di altro tipo. Anche se le forme di disagio e di malessere sono le più disparate, secondo la Terapia dei Nuclei Profondi esse sono riconducibili alla violazione delle leggi che governano le dinamiche incentrate sulle diverse forme del “sentire”. Quali siano queste leggi ce lo suggerisce la radice latina di “emozione”: ex movere, il cui significato derivato è “esternare”.
Non dobbiamo però pensare che tale naturale tendenza debba coinvolgere il mondo che ci sta attorno: si tratta, infatti, di tre semplici passi che riguardano esclusivamente il nostro mondo interno.

In termini pratici, si tratta di
- lasciare che lo stato d’animo emerga invece che bloccarlo, come accade regolarmente quando sentiamo emergere qualcosa che non ci piace
- riconoscerlo con un nome adeguato, il che è più facile a dirsi che a farsi vista la nostra comune carenza di alfabetizzazione emozionale
- accettarlo come forma di sentire invece che rifiutarlo, come solitamente accade soprattutto con la rabbia e i relativi impulsi aggressivi che giudichiamo “negativi”.
Il nostro buonsenso ci ha sempre suggerito di fare l’esatto contrario.

Per quali difficoltà è indicata la Terapia dei Nuclei Profondi?
Ogni persona arriva in terapia con una propria storia, una propria difficoltà, una propria forma di disagio o patologia, anche se con un obiettivo comune: passare dallo stato di malessere a quello di benessere.
Ricucendo assieme quanto detto finora, quando iniziamo a provare disagio o vera e propria sofferenza ci domandiamo per quale motivo siamo caduti vittime di questa malasorte e come possiamo fare per eliminare il problema. Ci ritroviamo così di fronte al fiume che scorre in salita cercando di capire come farlo scorrere in discesa, ignorando la funzione di spia che quel malessere sta svolgendo assieme al relativo messaggio.
Continuiamo così a comprimere quella molla emotiva che va accumulando energia potenziale, la quale potrà esprimersi con qualche sintomo o con qualche forma di patologia. Tenderemo così a focalizzare la nostra attenzione sul guscio del telefonino perdendo di vista la parte interna o psiche, responsabile dell’anomalo funzionamento.
Giunti a questo punto, se affermassi che la Terapia dei Nuclei Profondi è indicata per questo o per quell’altro disturbo rischierei di smentire quanto affermato a proposito della sostanziale differenza tra intervento sintomatico e intervento rivolto alle radici del problema. Potrei quindi affermare che questo approccio si è dimostrato efficace in moltissimi casi, nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressivi, alimentari e via dicendo, anche se preferisco ribadire il concetto fondamentale con un’ultima metafora.
Se vogliamo dar acqua a una pianta possiamo procedere in due modi diversi: possiamo prendere il contagocce e dare acqua a ogni fogliolina e ad ogni rametto, oppure possiamo annaffiare le radici. Solo in questo modo tutta la pianta avrà acqua.


