Disturbi psicosomatici: quando il corpo ci “parla”

Esistono davvero le “malattie psicosomatiche”? Anche se la domanda può sembrare provocatoria ci porta direttamente al cuore del problema. Definire alcune malattie o alcuni disturbi funzionali “psicosomatici” fa pensare che esistano problemi di salute “non psicosomatici”, in cui cioè la dimensione psicologica sia completamente assente, come se potessimo separare la mente dal corpo.

Si tratta piuttosto delle due dimensioni dell’essere umano. La vera domanda diventa allora: in che modo ciò che appare di natura psichica, ciò che pensiamo, proviamo e viviamo, può interferire con i nostri processi biologici che sovrintendono alla nostra salute?

Cosa significa “disturbo psicosomatico”?

Psicosomaticaè una parola che deriva dall’unione di psyché e soma. Non significa che una malattia sia “immaginaria”, come accade nell’ansia ipocondriaca. Significa, nel suo senso più ampio del termine, prendere in considerazione le interazioni tra la dimensione psicologica e quella corporea. Pensieri, emozioni, relazioni e comportamenti possono interagire con sistemi biologici attraverso meccanismi nervosi, neuroendocrini e immunitari.

Non si tratta affatto di un concetto nuovo. Già Epitteto, duemila anni fa, affermava che “dovremmo preoccuparci di eliminare i giudizi erronei della mente più di quanto ci preoccupiamo di estirpare i tumori e gli ascessi del corpo”, mentre qualche secolo prima di lui Antifonte dichiarava di poter lenire ogni turbamento dell’animo umano utilizzando solo parole.

Allo stesso tempo, ciò che accade nel corpo influenza ciò che accade nella mente. La relazione è quindi bidirezionale anche se non esattamente simmetrica, giacché la psiche si rivela dominante sul corpo. Se così non fosse non si potrebbe spiegare perché di due persone che mostrano uno stile di vita, un regime alimentare, un livello di stress equiparabili, una si ammala e l’altra no, una si ammala di una malattia e l’altra di un’altra, una si ammala al lato destro e l’altra a quello sinistro (vedi gli organi doppi).

Psiche e soma: possiamo davvero separarli?

Come potremmo studiare che cosa accade al corpo umano in assenza della psiche? Dovremmo eliminare il cervello, sempre ammesso che lo si possa identificare con la psiche. A quel punto, però, non avremmo più un essere umano. Il paradosso ci aiuta a comprendere qualcosa di fondamentale: ogni processo patologico che riguardi il corpo avviene all’interno di un organismo in cui esiste la sfera psicologica, dalla quale il primo non è separabile.

Questo non significa affermare che “tutte le malattie sono causate dalla mente”, per il semplice fatto che non è lecito parlare in termini di causa-effetto strettamente e rigidamente meccanicistici, come nel caso una palla da biliardo ne colpisse un’altra e questa fosse costretta a seguire una determinata traiettoria.

Emozioni e corpo

Cosa accade quando blocchiamo ciò che sentiamo, soprattutto quando si rivela spiacevole? L’origine dei disturbi psicosomatici viene spesso ricondotta al modo in cui gestiamo le nostre emozioni, i bisogni, gli impulsi. Possiamo immaginare le emozioni come processi che preparano l’organismo a rispondere a ciò che accade. Il problema è dato dal fatto che se un tempo le nostre reazioni emotive potevano mostrare un valore adattivo, come nel caso della paura che ci metteva le ali ai piedi e alla pulsione aggressiva che ci permetteva di eliminare un’eventuale minaccia, oggi hanno in gran parte perduto tale valore

Le emozioni coinvolgono profondamente il nostro corpo, il sistema nervoso autonomo, l’attività ormonale e numerosi processi fisiologici. Ecco perché comprendere il rapporto tra emozioni e corpo significa iniziare a comprendere l’origine dei disturbi psicosomatici, andando quindi oltre l’idea della separazione delle due sfere.

Lo stress è davvero la causa dei disturbi psicosomatici?

Come può una condizione psicologica arrivare a produrre conseguenze somatiche? Per comprenderlo possiamo procedere a ritroso, attraverso una sorta di “reverse engineering”. Uno dei principali punti di collegamento è rappresentato dallo stress persistente, condizione nella quale l’organismo continua a comportarsi come se dovesse fronteggiare una minaccia che però non riesce a eliminare. È in tali circostanze che mente e corpo mostrano con particolare evidenza di appartenere allo stesso sistema.

Lo stress costituisce una risposta fisiologica fondamentale: davanti a una minaccia, l’organismo mobilita rapidamente le proprie risorse. Anche se allo stress viene spesso imputata la genesi di molte malattie, in realtà appare direttamente responsabile solamente di ulcerazione gastrointestinale, ispessimento della corteccia surrenale e atrofia del tessuto linfoide. Quindi niente psoriasi, dermatiti, colon irritabile e tantomeno malattie di natura oncologica, autoimmune o degenerativa.

La psico-neuro-endocrino-immunologia

La ricerca in psico-neuro-endocrino-immunologia studia proprio le complesse interazioni fra processi psicologici, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. In determinate condizioni questi sistemi possono convergere nel creare una maggiore attività pro-infiammatoria di basso grado, o “low-grade inflammation”, condizione che rappresenta il terreno fertile per molte malattie.

A questo punto sorge una questione particolarmente interessante. Quando il contadino ara il campo preparandolo alla semina, tale azione non determina se crescerà il grano, il mais oppure qualche ortaggio. Il rapporto tra stress e malattia è analogo: lo stress come fenomeno psicobiologico non decide quale malattia insorgerà, ma crea semplicemente le condizioni che favoriscono l’insorgere di qualsiasi forma di patologia anche grave.

Dalla malattia alla persona

La psicoterapia psicosomatica dovrebbe partire dalla domanda relativa al ruolo che possono avere il modo di pensare, di gestire le emozioni, i conflitti, i traumi, le relazioni nel funzionamento di quel sistema complesso che è la persona nella sua totalità. Mentre la medicina si occupa del come si genera la malattia la psicoterapia, in particolare quella psicosomatica, dovrebbe rispondere alla domanda relativa al perché si genera proprio quella.

Se camminando in montagna ci imbattessimo in un fiume che scorre in salita quale domanda ci porremmo? Come si fa per farlo scorrere in discesa o perché sta scorrendo in salita? Anche se non siamo ingegneri idraulici ci porremmo certamente la seconda, senza rispondere alla quale non sarebbe possibile rispondere alla prima.

La prospettiva psicosomatica prende le mosse dalla domanda riguardante il perché quella malattia è insorta: rispondendo a tale domanda si potrà accedere alla comprensione delle sue radici profonde e alla consapevolezza dell’unicità della persona che ne è affetta. Oggi la medicina è propensa ad affermare che le malattie dipendono un po’ da predisposizioni genetiche, un po’ dall’immancabile stress, un po’ da uno stile di vita caratterizzato da scarso movimento fisico e da un’alimentazione inadeguata.

Tale spiegazione si rivela tanto immune da una possibile smentita quanto incapace di cogliere la dimensione di unicità di quella malattia che affligge quella persona. Quante persone vivono in condizioni analoghe pur non ammalandosi e quante invece si ammalano pur vivendo in condizioni assai diverse? Finiamo così per sviluppare una visione “superstiziosa” della malattia.

Il corpo non vive senza la mente come la mente non vive senza il corpo ed entrambi vivono all’interno di una rete di relazioni. Il punto di partenza della psicoterapia in ambito psicosomatico è proprio questo: non cercare di stabilire se una malattia ha radici nella mente trattandosi di un dato più che assodato, quanto piuttosto comprendere quali forze psichiche ne rappresentano le radici.

Per approfondire l’argomento: 

La malattia del corpo sarebbe il risultato di un conflitto interno che coinvolge Parti della nostra personalità e che viene mantenuto dall’identificazione del paziente con una di esse.
Molte persone soffrono a causa di “doloretti” e disturbi di poco conto anche se alquanto fastidiosi, che non riflettono un quadro clinico conclamato e che paiono “sorgere dal nulla”.
Abbiamo sviluppato una visione “superstiziosa” della malattia, ritrovandoci così privati del potere di prevenire il suo insorgere e delle risorse necessarie a guarire noi stessi.
Il tempo convenzionale rappresenta una delle più grandi trappole che siano mai state congegniate, responsabile della nostra “identi-età”, la deleteria confusione con l’età anagrafica.