Disturbi d’ansia e attacchi di panico: cosa ci stanno segnalando?

I disturbi d’ansia sono oggi una delle forme di disagio psicologico più diffuse nella nostra società. Si tratta di una forma di disagio psicologico caratterizzata da preoccupazione e tensione emotiva, aspetti che possono diventare persistenti e interferire anche pesantemente con la vita quotidiana. L’ansia, tuttavia, non è di per sé patologica: è una risposta naturale che ci prepara ad affrontare un pericolo reale o immaginario. Ma perché, in alcuni casi, questo normale meccanismo di allarme si trasforma in sofferenza?
Possiamo pensare all’ansia come a un campanello d’allarme che dovrebbe attivarsi di fronte a un pericolo, anche se talvolta ciò accade anche se nel mondo esterno non esiste alcuna reale minaccia. Questo non significa, tuttavia, che l’allarme sia privo di una valida ragione. Il motivo può trovarsi non tanto in ciò che sta accadendo intorno a noi, quanto nel nostro modo di interpretarlo.
Disturbi d’ansia e futuro: quando l’immaginazione diventa fonte di sofferenza
C’è una caratteristica particolarmente interessante dell’ansia. Possiamo provare tristezza, rabbia, vergogna o rimorso pensando a qualcosa che è accaduto nel passato, ma non possiamo provare ansia. In altre parole, l’ansia non è legata alla memoria del passato quanto piuttosto all’immaginazione di ciò che “potrà” o “potrebbe” succedere nel futuro.
L’ansia appare, dunque, frutto dell’anticipazione di qualcosa che non ci piace o che riteniamo pericoloso. “E se non fossi in grado di affrontarlo?”, “E se succedesse qualcosa?”, “E se perdessi il controllo?”, “E se stessi male?”, “E se mio marito mi lasciasse?”. In altre parole, la nostra mente costruisce uno scenario futuro più o meno drammatico e il nostro organismo comincia a reagire come se tale scenario fosse già presente.
Da questo punto di vista, possiamo considerare l’ansia come una sorta di immaginazione negativa sfuggita al nostro controllo.
Quando l’ansia diventa un problema
Anticipare difficoltà e possibili pericoli è una capacità fondamentale dell’essere umano. Pensare a ciò che potrebbe accadere ci permette, infatti, di prepararci, evitare rischi e trovare possibili soluzioni. Una certa quota di ansia svolge quindi una funzione adattiva. Il problema nasce quando questa anticipazione diventa eccessiva, persistente o sproporzionata rispetto alla situazione, fino a produrre sofferenza e a interferire con la vita quotidiana.
È allora che varchiamo il confine dei disturbi d’ansia. La domanda più interessante diventa quindi: perché un meccanismo originariamente utile può trasformarsi in una fonte di vera e propria sofferenza?
Le radici dei disturbi d’ansia non sono sempre “là fuori”
Quando proviamo ansia tendiamo spontaneamente a cercarne la causa nell’ambiente esterno. Problemi sul lavoro, una relazione che non funziona, la salute precaria, un esame che uno studente trova difficile, una decisione da prendere o qualcosa che temiamo possa accadere. Eppure, ciò che sta accadendo nel mondo esterno non può spiegare l’intensità dell’allarme che sperimentiamo in quello interno.
Per comprenderlo può essere necessario esplorare i nostri più reconditi pensieri, le nostre più salde convinzioni, i nostri inconfessati conflitti e la sfera delle nostre emozioni. L’ansia può essere interpretata come il segnale di una carica emotiva che, non trovando alcuna possibilità di espressione diretta, cerca una strada alternativa per manifestarsi.
Perché nascono i disturbi d’ansia? Il collegamento tra ansia e rabbia
Tra le emozioni che possono entrare in gioco va considerata prima di tutto la rabbia, che spesso emerge a fronte di una situazione percepita come ingiusta, quando abbiamo l’impressione che un nostro bisogno non venga riconosciuto. Ma cosa accade quando impariamo che “arrabbiarsi è sbagliato”? Che cosa succede quando consideriamo la nostra rabbia “negativa”, cattiva o addirittura inaccettabile?
Possiamo cercare di reprimerla, anche se questo non significa che scomparirà. La rabbia sistematicamente rifiutata può contribuire alla formazione di conflitti interni e in alcuni casi manifestarsi nella forma di ansia, tornando quindi indietro come una sorta di boomerang.
Attacchi di panico: quando il disturbo d’ansia raggiunge la massima intensità
L’attacco di panico rappresenta una manifestazione particolarmente intensa e improvvisa dell’ansia. Palpitazioni, difficoltà respiratoria, vertigini, tremori, sensazione di perdere il controllo, paura di morire o di impazzire sono sintomi che compaiono rapidamente e inspiegabilmente, risultando pertanto alquanto spaventosi. La persona può arrivare a temere non soltanto determinate situazioni, ma la possibilità stessa che l’attacco si ripresenti.
Si crea così un circolo vizioso: l’ansia genera la para dell’ansia. Anche in questi casi, oltre alla gestione dei sintomi, può essere importante chiedersi quale significato assuma quell’allarme all’interno della storia e dell’esperienza della persona.
Come curare i disturbi d’ansia: basta eliminare i sintomi?
Ridurre i sintomi è certamente importante, soprattutto quando l’ansia compromette la qualità della vita, ma occorre anche e soprattutto coglierne il messaggio e agire per cambiare internamente ciò che va cambiato. A nessuno verrebbe in mente di togliere la spia della benzina perché ogni tanto si accende: quella è proprio la sua funzione, segnalarci che stiamo rimanendo a secco!
Comprendere un disturbo d’ansia può significare esplorare non soltanto ciò che la persona teme possa accadere, ma anche il suo modo di pensare, le convinzioni attraverso le quali interpreta la realtà, le emozioni che fatica a riconoscere e gli eventuali conflitti presenti nelle sue relazioni. L’obiettivo viene quindi spostato da “cercare di spegnere il campanello d’allarme” al comprendere perché abbia iniziato a suonare.
Un percorso psicoterapeutico che non voglia sortire effetti puramente sintomatici deve necessariamente prendere le mosse da una domanda: che cosa mi sta segnalando l’ansia? Può aiutare la persona a riconoscere per quale motivo si sia attivato questo campanello di allarme. Nel momento in cui questo motivo diventa chiaro si potrà incanalare l’energia psichica racchiusa nell’ansia in modo costruttivo.
