L’alienazione genitoriale – Introduzione

Oggi si parla molto di “PAS” e di “alienazione genitoriale” e lo si fa spesso come se si trattasse di sinonimi. In realtà tra le due definizioni sussistono importanti differenze, sul piano sia clinico sia giuridico. Mentre nel primo caso si parla di una sindrome psichiatrica a carico del bambino vittima di alienazione, nel secondo si parla di una patologia della famiglia, di natura quindi relazionale piuttosto che individuale.

Se parliamo di alienazione genitoriale siamo di fronte a un problema antico, che rischia oggi di indebolire le fondamenta della stessa società, problema che nel 2013 è stato riconosciuto come una vera e propria forma di “patologia” a carico della relazione piuttosto che dei singoli individui. In quell’anno il DSM-5 ha, infatti, considerato i “problemi relazionali” oggetto di interesse psichiatrico (collocati tra le “Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica”).

Nel 2018 l’ICD-11 ha inserito nel proprio nomenclatore la definizione di “alienazione”, considerandola una sottocategoria di “caregiver-child relationship problem” (“problema nella relazione tra caregiver e bambino”). Durante la redazione dell’ICD-11, i termini “parental alienation” e “parental estrangement” furono effettivamente introdotti come termini di indicizzazione associati alla categoria caregiver-child relationship problem.

Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha successivamente rimosso entrambi i termini, precisando che l’alienazione genitoriale non costituisce una categoria sanitaria autonoma e che gli eventuali problemi clinici connessi possono essere classificati mediante le categorie relazionali già esistenti. La categoria caregiver-child relationship problem (QE52.0) è invece rimasta in questa versione del manuale.

Pur non comportando il riconoscimento dell’alienazione genitoriale come autonoma categoria diagnostica, questi sviluppi confermano la rilevanza clinica dei problemi relazionali e la possibilità di considerarli oggetto specifico di valutazione e intervento, senza ricondurli necessariamente a una patologia individuale.

L’azione da parte di un genitore volta ad estraniare l’altro genitore dal rapporto con il figlio non rappresenta di per sé una “sindrome psichiatrica”, dato che si colloca nel contesto sistemico-relazionale piuttosto che appartenere alla dimensione individuale propria della psichiatria, anche se i riverberi sul figlio potranno, purtroppo, riguardare tale ambito.

Quando parliamo di “patologia” di regola intendiamo quella medica o appunto psichiatrica, patologia che in entrambi i casi riguarda dunque l’individuo. Risulta alquanto difficile dare forma a una che va oltre questa dimensione, anche se quella legata al fenomeno dell’alienazione ha ormai assunto dimensioni preoccupanti, rischiando di minare alla radice la stabilità della famiglia quale tessuto connettivo della nostra società.

Occorre, dunque, correre al più presto ai ripari, riconoscendo l’alienazione come una patologia vera e propria di matrice però relazionale e adottando opportuni strumenti attinenti alla “pedagogia della relazione”, in grado di sciogliere i nodi che vi sono alla base.