Terapia Familiare centrata sul Figlio – Introduzione

Il presente lavoro illustra le caratteristiche essenziali del modello di intervento chiamato Terapia Familiare centrata sul Figlio, approccio che si rivolge alla famiglia o al sistema relazionale residuale alla separazione dei genitori in condizioni di criticità, all’interno dei quali si trovi un soggetto in età evolutiva.

La focalizzazione sia teorica sia operativa viene posta sul figlio per due ordini di motivi: primo, di regola i genitori si rivolgono al terapeuta familiare per l’insorgere di problematiche riguardanti il figlio come individuo o il rapporto con lui o lei. Secondo, il figlio rappresenta il componente del sistema familiare, quello che manifesta il disagio dell’intero sistema in modo visibile. Questo è il motivo per cui una terapia efficace deve necessariamente passare attraverso il rapporto tra i genitori o di chi si prende cura (caregivers) del bambino in questione.

Quando a bordo di un aeroplano si verifica una decompressione, i primi a dover indossare la maschera dell’ossigeno sono gli adulti e, solo in ultimo, i bambini. La ragione è fin troppo evidente. Se l’adulto non indossasse per primo la maschera il bambino si troverebbe da solo a gestire la situazione. Ignorando tale semplice regola, eleggendo, in altre parole, il figlio a “paziente designato” si rischia – come affermava Oscar Wilde – di ottenere i peggiori risultati con le migliori delle intenzioni.

Nell’ambito socioassistenziale che si occupa della famiglia o del rapporto genitore-figlio vigono il principio della “tutela del minore” e quello del suo “supremo interesse”, principi radicanti nella giurisprudenza di gran parte dei Paesi del mondo, soprattutto di quello occidentale. Pur suonando come sacrosanti, nei fatti legati alle prassi istituzionali tali principi sono molto spesso disattesi, invocati e applicati in contrasto con il reale interesse del minore stesso.

Pare a volte che la strategia a tutt’oggi imperante sia quella di “Se il braccio duole allora bisogna amputarlo!”. In concreto e al di là degli interventi “pro-forma”, spesso si tralascia di prendersi cura del sistema relazionale all’interno del quale si trovava il minore, limitandosi a “trapiantarlo” in un altro sistema ipotizzato migliore e più adeguato al suo sereno e sano sviluppo, come nel caso in cui si decidesse di sradicare una pianta dalla terra in cui affonda le radici per farla crescere sana e forte.

Il presente lavoro intende offrire il proprio contributo atto a ribaltare tale strategia, ribadendo la necessità di passare dal principio di tutela del minore a quello di tutela del sistema relazionale all’interno del quale il minore si trova. Se l’intervento fondato su questo ribaltamento di prospettiva non si rivelerà efficace o possibile, allora e solo allora si dovranno tenere in considerazione altre misure, come l’applicazione dell’istituto dell’affido.