Terapia dei Nuclei Profondi, la struttura della patologia – Introduzione al secondo volume

Il presente testo è il secondo della trilogia sulla Terapia dei Nuclei Profondi e tratta l’argomento della patologia sulla base della struttura della personalità, tema affrontato nel primo volume. La tesi centrale può essere riassunta dalla seguente affermazione: lo stato di salute e quello di malattia rimandano entrambi al costrutto di “grado d’integrazione” della personalità.

Un tempo quello che oggi chiamiamo psichiatra si chiamava “alienista”, termine che rimanda all’idea per cui la patologia, in particolare quella psichica, emerge nel momento in cui un individuo si allontana dalla realtà, in particolare quella relativa alla propria natura di essere umano.

Nella trattazione che seguirà il processo di psicopatogenesi viene ricondotto al costrutto di importanza centrale di pseudo-identità, un altro modo di concettualizzare il processo di alienazione. Le diverse pseudo-identità determinerebbe il Gioco delle parti che anima il nostro inconscio, visto quindi come una sorta di teatro interiore.

Questa sorta di gioco starebbe alla base delle diverse forme di patogenesi, giacché improntato al conflitto tra i diversi Nuclei profondi. Si tratta in particolare del Bambino rifiutato, del Genitore penalizzante e dell’Adulto egemone, i tre personaggi del nostro teatro interiore e, al contempo, il nocciolo delle nostre pseudo-identità, alcune in sintonia con il nostro Io (egosintoniche) mentre altre in conflitto con esso (egodistoniche).

Secondo la visione propria della TNP, l’identificazione con tali personaggi e il conflitto che deriva dalla contrapposizione tra quelle egosintoniche ed egodistoniche, sarebbe all’origine della patogenesi di natura sia psichica sia somatica, la radice unica di qualsivoglia forma di patologia, che seguirebbe perciò sviluppi diversi partendo da uno stesso nucleo.

Nelle malattie somatiche un gruppo di cellule, un’area tissutale, un organo o un apparato iniziano a funzionare in modo dis-integrato, in altre parole l’organismo perde il suo originario allineamento che caratterizza lo stato di salute. Nel cancro cellule impazzite iniziano a comportarsi in modo autonomo, come se non facessero più parte dell’organismo ospite (si parla, infatti, di neoplasie).

Nelle patologie della psiche, la condizione di dis-integrazione si renderebbe tanto più evidente quanto più ci si sposta sul versante della patologia grave. Nella schizofrenia le parti della personalità che nel corso dello sviluppo avrebbero dovuto integrarsi per dar luogo alla compagine unitaria del Sé, permangono scisse mantenendo una certa indipendenza le une dalle altre, evidenziando un comportamento analogo a quello delle cellule cancerose.

Nei disturbi dissociativi la condizione di dis-integrazione è evidente al punto che le componenti della personalità mantengono la loro originaria natura percettiva, rendendosi manifeste soprattutto nella forma di allucinazioni (visive o uditive).

Nelle forme di disagio più comuni e meno gravi la condizione di dis-integrazione si rende evidente nel momento in cui comportamenti complessi (come ad esempio quelli relazionali ma non solo) sembrano sfuggire al controllo dell’individuo che li mette in atto, come se qualcun altro o qualcos’altro ne assumesse il controllo.

Emerge così la sensazione che la nostra vita sia influenzata da una sorta di destino o da forze numinose, che sembrano agire al di sopra e al di fuori della nostra volontà oltre che della nostra consapevolezza.