Protocollo ADHD – Introduzione
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) afferma che:
“L’ADHD consiste in un disordine dello sviluppo neuro psichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi che si manifesta generalmente prima dei 7 anni d’età. I sintomi chiave di questa condizione sono la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività, presenti per almeno 6 mesi e comparsi prima dei sette anni di età”.
Il comunicato continua quindi affermando che i bambini con ADHD: hanno difficoltà a completare qualsiasi attività che richieda concentrazione, sembrano non ascoltare nulla di quanto gli viene detto, sono eccessivamente vivaci, corrono o si arrampicano, saltano sulle sedie, si distraggono molto facilmente, parlano in continuazione, rispondendo in modo irruento prima di ascoltare tutta la domanda, non riescono ad aspettare il proprio turno in coda o in un gruppo di lavoro, possono manifestare serie difficoltà di apprendimento che rischiano di farli restare indietro rispetto ai compagni di classe, con danni emotivi.
Per quanto riguarda la versione ufficiale, le cause che portano alla manifestazione della sindrome di ADHD non sono univoche, né ancora accertate completamente dai medici (dando quindi per scontato che siano di natura esclusivamente biologica e neurologica N.d.A.). Diverse ricerche identificano una certa familiarità nella presenza di ADHD, suggerendo una componente genetica nella sua trasmissione (occorre però distinguere tra familiarità, concetto di natura statistica, e predisposizione genetica, concetto di natura biologica).
Per quanto riguarda la possibile influenza di fattori ambientali, secondo uno studio svolto nel 2004 su 2500 bambini, pubblicato sulla rivista Pediatrics a cura di Christakis e collaboratori dell’Università di Washington, le ore trascorse quotidianamente dai bambini dall’età di 0 fino ai sei anni davanti alla TV influiscono significativamente sullo sviluppo di disordini dell’attenzione e iperattività.
Secondo i ricercatori statunitensi non sarebbero i contenuti ma le immagini irreali e veloci di molti programmi ad alterare lo sviluppo del cervello. Sempre stando ai dati ufficiali, in Italia l’ADHD presenta una prevalenza clinica che si aggira intorno al 2–3%, cifra verosimilmente sottostimata.
