L’intervento istituzionale in caso di sospetto maltrattamento o abuso – Introduzione
In particolari situazioni, l’attuale prassi istituzionale volta a gestire le eventuali criticità che affliggono la famiglia all’interno della quale si trova un minore mostra profonde lacune e incongruenze, il che accade in particolare a fronte della denuncia di maltrattamento o abuso ai danni del minore da parte di un coniuge nei confronti dell’altro o di una segnalazione in tal senso da parte di terze persone.
Quando le indagini finalizzate ad appurare la fondatezza o meno delle accuse in oggetto o della segnalazione da parte di terzi si conclude con un nulla di fatto, il sistema istituzionale pare non avere strumenti adeguati a realizzare il principio del supremo interesse del minore stesso.
La carenza di protocolli operativi adeguati intrappola il minore, assieme al sistema istituzionale che ne dovrebbe garantire il supremo interesse, in una sorta di dilemma, che allo stato attuale non lascia intravedere alcuna reale soluzione.
Il presente testo sviluppa l’ipotesi secondo la quale il problema profondo è dato dalla contrapposizione tra il principio di verità e giustizia che connota l’azione giuridica in ambito penale (che riguarda, appunto, il reato di maltrattamento e di abuso) e il principio del prendersi cura della famiglia che dovrebbe caratterizzare l’ambito civile, con particolare riferimento alla tutela del minore.
Nelle situazioni che vedono il minore in difficoltà, invece che integrarsi in modo armonioso questi due principi paiono oggi in rotta di collisione. Secondo la tesi sviluppata nel presente lavoro ciò richiederebbe non solo una ritoccatina all’attuale legislazione ma un vero e profondo cambiamento di paradigma.
Se oggi è il principio di verità e giustizia a orientare in modo prevalente l’intervento delle istituzioni che si occupano delle famiglie in condizioni di criticità e di minori in difficoltà, occorre che il prendersi cura divenga il criterio di riferimento prioritario.
L’accertamento dei fatti e l’affermazione della giustizia verrebbero ricollocati all’interno di una cornice più ampia, nella quale la tutela del sistema relazionale, il sostegno alla famiglia e la promozione del benessere del minore e la garanzia al suo sereno e normale sviluppo assumono carattere prioritario.
La stessa Riforma Cartabia, entrata in vigore tra il 2022 e il 2023, mostra una crescente sensibilità verso la logica riparativa sia pure in modo più esplicito in ambito penale, valorizzando comunque l’esigenza di ridurre il danno relazionale e di favorire – ove ciò si riveli possibile – percorsi di ricomposizione e responsabilizzazione.
Con il D.lgs. 149/2022 sono stati introdotti alcuni principi improntati a tale logica:
- la riduzione della conflittualità familiare
- la tutela delle relazioni familiari e genitoriali
- l’ascolto del minore
- la ricerca di soluzioni condivise
- la valorizzazione della mediazione familiare (pur senza renderla obbligatoria)
- il principio della minima lesione possibile dei legami affettivi.
