Dislessici si nasce o si diventa? Il Metodo Ideografico
Da oltre dieci anni a questa parte i Disturbi Specifici dell’Apprendimento stanno registrando una decisa impennata. Soprattutto la dislessia, il più diffuso, sembra dilagare a macchia d’olio. Le teorie più accreditate spiegano il fenomeno facendo prioritario riferimento a problemi di natura genetica e neurologica, il che renderebbe la dislessia, assieme alle altre forme di DSA, una sorta di “destino”.
L’impennata statistica sarebbe però almeno in parte spiegata con una sorta di inflazione diagnostica. Al di là delle possibili spiegazioni, sta di fatto che i DSA, con in testa la dislessia, stanno affliggendo l’attuale didattica, al punto che già al termine della prima classe della scuola primaria i bambini vengono sottoposti a uno screening neuropsichiatrico volto alla diagnosi precoce.
Di seguito vengono riportati in corsivo alcuni stralci tratti dall’eBook Dislessici si nasce o si diventa? Il Metodo Ideografico.
“A proposito della dislessia e delle sue presunte radici biologiche, genetiche e neurologiche sono stati elaborati tre fondamentali tipi di teorie:
- psicobiologiche, che prendono in esame le anomalie genetiche che incidono negativamente sulla lettura
- neurobiologiche, che prendono in esame le disfunzioni neurologiche che incidono negativamente sulla lettura
- neuropsicologiche, che prendono in esame i riverberi emotivi e cognitivi delle disfunzioni neurologiche legate alla lettura”.
Trainate dal primato attribuito ai fattori biologici, queste teorie hanno assunto il ruolo di protagoniste nell’elaborazione delle ipotesi eziopatogenetiche, anche se esiste la possibilità di formulare ipotesi di natura più spiccatamente funzionale, riguardanti in particolare il modo di interfacciarsi dei due emisferi cerebrali, ipotesi che aprirebbero la strada a una più ampia possibilità di recupero.
“Aspetti paradossali delle precedenti teorie emergono nel momento in cui esse, nel tentativo di spiegare la genesi dei disturbi specifici dell’apprendimento, mancano proprio di specificità. La caduta nel paradosso si verifica in particolare, se non soprattutto, nel momento in cui il deficit fonologico invocato da molti studiosi implica che alla base della normale lettura vi sia primariamente l’elaborazione di tipo seriale piuttosto che in parallelo, la configurazione locale piuttosto che globale”.
Nell’elaborazione di ipotesi atte a spiegare la genesi della dislessia, quella fonologica riguarda l’eventuale difficoltà nella conversione dei grafemi in fonemi, ossia la possibilità di ascoltare mentalmente il suono dei diversi grafemi al fine di attribuire il significato che mostrano nel loro insieme mentre formano le parole. Questa premessa si scontra però con due osservazioni di natura empirica: il jumbled word effect e la lettura consonantica.
“Non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate è che la pimra e la ulimta sinao nel ptoso gituso e che vi saino prseteni ttute le ltetere dlela palora stessa. Il riustlato può serbmare mloto cnofuso e noonstatne ttuto si può legerge sezna mloti prleobmi”.
Se siamo riusciti a leggere il precedente testo in jumbled word è a dispetto della teoria fonologica considerata come prerequisito irrinunciabile per la lettura efficace. Segue quindi un esempio della lettura consonantica.
“La mamma prepara…
L mmm prpr l trt cn ltt, brr, zcchr … frtt pr l s bmbn. Mntr l prpr pns ch gl pcr … s snt flc d frl, mmgnnd ch l mngr cn grnd gst … sddsfzn”.
Se, forse non senza qualche difficoltà, siamo riusciti a decifrare anche la precedente sequenza di consonanti, ciò è avvenuto non solo in contrapposizione al ruolo primario della fonologia, ma anche ai vincoli stabiliti dal jumbled word effect, che prevede la presenza di tutte le lettere e la giusta collocazione della prima e dell’ultima.
“Entrambi i precedenti testi suggeriscono che quando leggiamo, se leggiamo ‘tutte le parole’ non leggiamo però ‘tutta la parola’, in particolare non la leggiamo come sequenza completa e ordinata di lettere e nemmeno parola per parola: quelle brevi, come gli articoli e le preposizioni, vengono inglobate nella parola precedente o in quella seguente”.
La radice della dislessia dovrebbe, dunque, essere rivelata dalla risposta alla domanda: perché il normale lettore riesce a leggere i precedenti testi “anomali”, caratterizzati da alcuni degli errori che compie il dislessico nel corso della lettura disfunzionale? A ben guardare, la possibilità della lettura jumbled word e di quella consonantica riposano sul fatto che le parole non vengono lette in prima battuta in base alle funzioni per le quali appare dominante l’emisfero sinistro, con particolare riferimento al registro analitico a cui fa riferimento la fonologia, bensì in base a quelle per le quali ad apparire dominante è quello destro, in riferimento al “registro sintetico” oltre che per l’elaborazione emozionale e motivazionale.
In pratica, la lettura efficace e, con essa, l’attribuzione di significato alle parole non avverrebbero, in prima battuta, sulla base di un’azione di assemblaggio delle diverse sillabe che le compongono, secondo cioè una sequenza completa e ordinata, bensì cogliendo dapprima la parola come un tutt’uno, come se fosse un’immagine. In tale azione, le funzioni proprie dell’emisfero destro appaiono dominanti rispetto a quelle dell’emisfero sinistro, il quale entrerebbe in gioco in seconda battuta integrandosi così armoniosamente in quella funzione di straordinaria complessità che è la lettura.
“La dislessia sarebbe, dunque, il risultato della mancata e adeguata integrazione tra le funzioni dei due emisferi. Tale situazione avrebbe perlomeno anche radici attuali, ossia non evolutive, nella didattica che privilegia le funzioni per le quali l’emisfero sinistro appare dominante”.
Tali radici attuali si potrebbero rinvenire sia nella didattica nozionistica, sia, per quanto riguarda l’apprendimento della lettoscrittura, nel metodo detto “sillabico”. Esso prevede che la parola quale unità ortografico-semantica, dotata cioè di significato, venga letta prendendo le mosse dalle singole sillabe che la compongono, il che chiamerebbe in causa il “registro analitico” quale funzione per la quale l’emisfero sinistro appare dominante. Inoltre, le sillabe appaiono evidentemente prive di significato il che escluderebbe la motivazione ad elaborarle, strettamente legata alla sfera emotiva per la quale l’emisfero destro appare dominante.

