L’ADHD è un destino? Il Protocollo ADHD
Assieme ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività appare oggi una vera e propria sfida alla didattica e, prima di tutto, una minaccia per il sano sviluppo psicoaffettivo e psicorelazionale del soggetto in età evolutiva. Anche per quanto concerne i DSA, le radici di tale disturbo vengono identificate in un’anomalia del neurosviluppo, come se l’ambiente non esercitasse significative influenze e il disturbo fosse, di conseguenza, collocabile all’interno di un contesto puramente o soprattutto biologico.
In realtà, le caratteristiche ambientali appaiono di importanza decisiva nel processo di sviluppo individuale e, segnatamente, neurologico, come dimostrano una serie di studi compiuti in questo settore di ricerca.
Di seguito vengono riportati in corsivo alcuni stralci tratti dall’eBook L’ADHD è un destino? Il Protocollo ADHD.
“Per quanto riguarda la possibile influenza di fattori ambientali, secondo una ricerca americana pubblicata sulla rivista Pediatrics, svolta su 2500 bambini, la TV e, in particolare, le ore trascorse quotidianamente dai bambini di fronte a essa dall’età di 0 fino ai sei anni influiscono significativamente sullo sviluppo di disordini dell’attenzione e iperattività. Secondo i ricercatori statunitensi non sarebbero i contenuti, ma le immagini irreali e veloci di molti programmi ad alterare lo sviluppo del cervello. Sempre stando ai dati ufficiali, in Italia l’ADHD presenta una prevalenza clinica che si aggira intorno al 2–3%, cifra verosimilmente sottostimata”.
La considerazione delle possibili determinanti ambientali della condizione ADHD ci porta dritti al tipo di comunicazione che oggi regna sovrana nel marketing: l’illusione del tutto-e-subito e l’atteggiamento del mordi-e-fuggi, aspetti che richiamano in modo evidente il tratto distintivo di tale disturbo: il comportamento dominato dagli impulsi. Le immagini e i messaggi della pubblicità hanno lo scopo di stimolare una risposta immediata, ossia non-mediata dalla riflessione.
“I soggetti più giovani sono anche i più ricettivi alle lusinghe provenienti dalla comunicazione mediatica: per diventare un campione un ragazzino non deve far altro che acquistare l’ultimo gadget messo sul mercato”.
Il concetto di “sistema cibernetico” appare ora utile a comprendere le dinamiche interne che caratterizzano la condizione ADHD, in relazione alle tre fasi in cui tale sistema si articola:
- raccolta di informazioni (input);
- elaborazione delle informazioni (compute);
- decisione e comportamento interno-esterno (output).
“Appare lecito ipotizzare che i fenomeni sintomatici caratteristici di questa condizione siano in gran parte il risultato della carenza di un’adeguata elaborazione interna, effetto a sua volta dell’eccesso di informazioni in entrata. Nel soggetto affetto da ADHD la fase di elaborazione delle informazioni risulterebbe insufficiente, inadeguata allo sviluppo di un comportamento di valore adattivo”.
Risultando carente la fase intermedia di elaborazione interna, gli stimoli ambientali tendono a tradursi direttamente in risposte motorie. Tale “cortocircuitazione” determina la tipica mancanza di autocontrollo e di modulazione emotiva che osserviamo in questi soggetti.
L’incapacità di realizzare un adeguato livello di adattamento all’ambiente si traduce poi in crescente frustrazione, anche legata all’inevitabile reazione oppositiva da parte dell’ambiente o all’oggettiva impossibilità a realizzare i propri intenti. Per altri versi, il comportamento impulsivo e predatorio potrebbe risultare rinforzato dall’occasionale successo nella realizzazione dell’obiettivo immediato, dato il meccanismo di feedback comunque attivo. Dalla frustrazione nasce, infine, la rabbia, un altro dei tratti distintivi della condizione ADHD.
“Se la caratteristica più significativa della condizione ADHD è la mancanza di un’adeguata “mentalizzazione”, forse il correlato più diretto a il mancato sviluppo della dimensione temporale. Le coordinate spaziotemporali costituiscono la struttura portante della nostra mente, la base stessa della mentalizzazione. Esse permettono al nostro pensiero di risultare di valore adattivo, di rivelarsi cioè efficace nell’affrontare le situazioni problematiche, guidarci nell’interazione sociale, programmare attività destinate ad avere un impatto positivo sulla qualità della nostra vita. È grazie a esse che possiamo, infatti, apprendere dal passato e proiettarci nel futuro al fine di programmare le nostre attività”.
Il soggetto affetto da ADHD vivrebbe, dunque, nel “qui ed ora”, anche se nel modo sbagliato dal punto di vista adattivo, ossia nel modo imposto dal dilagare degli impulsi che impongono una realizzazione immediata, priva di riflessione, ossia di elaborazione interna. Visto che nessuno ha il dono dell’onnipotenza, emergerebbero così frustrazione, rabbia e ansia per effetto dell’agire disorganizzato che espone a ripetuti fallimenti.
Il Protocollo ADHD prevede un lavoro basato sulla rappresentazione del tempo, la Time Line, avendo come obiettivo l’articolarsi della dimensione temporale e il conseguente sviluppo dell’elaborazione interna: il passato diviene così oggetto di riflessione e di apprendimento che sarà utilizzato per una successiva proiezione futura di valore adattivo.

