Psicolinguistica Clinica – Introduzione al primo volume
Psicolinguistica Clinica, primo volume, introduce una disciplina di nuova generazione, che dovrebbe costituire il prioritario riferimento per tutti quei professionisti che utilizzano il linguaggio come unico o prioritario strumento di lavoro. Il motivo è che, stando alle premesse di tale disciplina nascente, se di linguaggio ci ammaliamo allora il linguaggio potrà guarirci.
Ci faremmo operare da un chirurgo che non conosce bene l’anatomia? Saliremmo su un aereo pilotato da qualcuno che non conosce bene i comandi? Ci faremmo curare da un medico che non conosce bene la farmacopea od operare da un chirurgo che non conosce bene l’anatomia? La risposta a tutte queste domande è: “Ovviamente no!”.
Dato che la psicoterapia utilizza il linguaggio come fondamentale strumento di lavoro, per praticarla con la maggior efficacia possibile e diminuendo al massimo il rischio di commettere errori gravidi di pesanti conseguenze, si dovrebbe conoscere tale strumento nei suoi più raffinati dettagli.
Affinché ciò potesse accadere occorrerebbe che i professionisti che la praticano avessero tale opportunità in sede di formazione professionale, la qual cosa a sua volta richiederebbe che nel relativo iter formativo fosse inclusa tale materia.
Non sto parlando di strategie e di tecniche di comunicazione, bensì del linguaggio come dominio della conoscenza, in particolare del collegamento tra le strutture linguistiche che andiamo elaborando pensando e comunicando da un lato e i meccanismi psichici superficiali e soprattutto profondi dall’altro.
Esiste una fondamentale differenza tra la psicolinguistica e la Psicolinguistica Clinica. L’espressione clinical psycholinguistics comparve per la prima volta nella letteratura internazionale nel 1979, con il volume di Theodore Shapiro dal titolo Clinical Psycholinguistics.
Nel 1984 David Crystal ne riprese il concetto nel suo Clinical Linguistics, affermando che questa sia l’espressione più appropriata per l’area interdisciplinare che si colloca tra la psicolinguistica e l’ambito clinico, area che definì “the study of breakdown in man’s linguistic behaviour, and of the principles governing this breakdown…”.
A partire dagli anni Ottanta tale denominazione diventerà prevalente a livello internazionale, anche se a tutt’oggi non si riferisce a una disciplina scientifica autonoma, obiettivo che il presente lavoro invece si pone, considerando prioritaria la necessità di integrare psicologia clinica e psicolinguistica quando si lavora in ambito clinico.
La Psicolinguistica Clinica stabilisce un parallelismo tra particolari strutture linguistiche di carattere puramente formale da una parte e i meccanismi sottesi alle diverse forme di patogenesi dall’altra.
In tal senso il linguaggio rappresenta una sorta di radiografia del mondo interno, non solo del pensiero che viene elaborato a livello cosciente (vedi il ruolo di “passaporto” per la consapevolezza attribuito da Freud alla rappresentazione di parola) ma soprattutto dei meccanismi patogeni che costituiscono la radici delle diverse forme di patologia.
