Manuale di istruzioni per chi abituato a rovinarsi la vita con le proprie mani -Introduzione
“Al mio secondo anno di università entrai deciso nella biblioteca e chiesi alla bibliotecaria dove avrei potuto trovare un libro sul mio cervello e su come usarlo. M’indirizzò immediatamente alla sezione della biblioteca dedicata alla medicina! Quando le spiegai che non desideravo operarmi al cervello ma imparare a usarlo, fui cortesemente informato che non c’erano libri del genere. Lasciai la biblioteca con grande stupore”.
Con queste parole Tony Buzan, consulente di governi, multinazionali e università, i cui libri sulle più avanzate metodologie di apprendimento sono diffusi in più di 100 paesi e tradotti in oltre 30 lingue, racconta del suo primo approccio all’uso efficace del cervello.
Nel momento in cui ci proponiamo di «imparare a usare il cervello» possono emergere domande insidiose, quali «E se non avessimo ancora imparato a usare il cervello nel modo più appropriato?», «E se il modo in cui lo utilizziamo fosse, per certi versi e in particolari circostanze, inadeguato?», «E se ci fosse un modo decisamente migliore di farlo?».
Una delle cose interessanti della scienza è che spesso si è evoluta sulla base di domande «stupide», ossia di domande che nessuno si era posto prima e che il buon senso non avrebbe mai suggerito. Se Newton non si fosse chiesto «Perché la mela mi è caduta in testa?», non ci saremmo posti la questione della gravità. Quando la provvidenziale mela cadde sulla sua testa, egli non esclamò semplicemente «Accidentaccio!», ma si chiese «… perché è accaduto?».
Al contadino tale domanda sarebbe suonata certamente come fuori luogo: «La mela è caduta perché è matura!». Questo libro pone una serie di domande «stupide» e si rivolge alla non folta schiera dei temerari a cui piace sfidare i limiti del proprio consueto modo di pensare…
