Active Learning – Introduzione

Questo libro si regge su alcune fondamentali premesse dalle quali deriva, in modo quasi sillogistico, una conclusione che potrebbe apparire scontata, anche se alla prova dei fatti purtroppo non lo è:

  • la scuola è l’istituzione più importante dell’intera società, giacché plasma le giovani menti come un vasaio plasma la creta
  • il nocciolo dell’attività scolastica è il processo di insegnamento-apprendimento, i due aspetti della didattica come processo interattivo
  • nel nostro Paese la didattica attuale sembra procedere addirittura contro le acquisizioni scientifiche nelle diverse discipline umanistiche.

Se accettiamo tali premesse come valide dobbiamo necessariamente concludere che la scuola attuale necessita dello strumento necessario ad adempiere al suo mandato istituzionale: un metodo didattico scientificamente fondato. Oggi gli insegnanti sembrano procedere a braccio, come se la semplice trasmissione di contenuti si identificasse sic et simpliciter con la didattica.

Immaginiamo di trovarci di fronte a un grande fiume e che il nostro compito consista nel procedere a nuoto per cento metri ogni giorno: abbiamo due possibilità, nuotare nel senso della corrente o controcorrente. Chiederci quale delle due opzioni sia la più conveniente sarebbe una domanda stupida, giacché è ovvio che per riuscire a nuotare dobbiamo farlo nel senso della corrente.

Ogni essere umano ha in sé un fiume impetuoso costituito dal bisogno di autorealizzazione. Si tratta del bisogno di tutti i bisogni, il bisogno verso il quale tutti gli altri convergono. Ogniqualvolta interagiamo con qualcuno in modo significativo ci troviamo di fronte a questo fiume invisibile, il che ci espone al rischio di nuotare controcorrente.

Active Learning, gemello di Active Education che si rivolge ai genitori, è un ambiente didattico, non un semplice metodo di insegnamento di questa o di quest’altra materia che, come tale, si rivolge agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Si fonda sull’idea che l’apprendimento è un processo attivo e interattivo, che non può che risultare in linea con la realtà psico-neuro-biologica del soggetto in età evolutiva, in altre parole con i suoi naturali bisogni.

Se dovessimo trascorrere un’ora all’interno di una stanza dove c’è solo una sedia, un tavolo e un cacciavite posto sopra di esso cosa faremmo? Molti rispondono che ad un certo punto si alzerebbero e prenderebbero il cacciavite, anche se nella stanza non c’è nulla da avvitare o svitare. Questo semplice esperimento ideale suggerisce che il nostro fondamentale bisogno come esseri umani è fare qualcosa, strutturare il nostro tempo, attribuirgli un qualche significato.

Trasferendo questa considerazione sul piano didattico, in qualità di insegnanti potremmo allora concludere che il gioco è fatto! Da oggi in avanti interrogheremo i nostri allievi ogni giorno e li caricheremo di compiti a casa anche il sabato e la domenica… Non funzionerebbe, perché mancherebbe l’ingrediente fondamentale: la motivazione.

Stiamo parlando della bacchetta magica che ci permette di soddisfare il bisogno di autorealizzazione. Se riuscissimo a far sorgere nei nostri allievi la motivazione a svolgere le diverse attività scolastiche avremo ottenuto la didattica perfetta. Senza tale spinta, che ha caratterizzato la storia della nostra evoluzione come esseri umani, ci troveremmo ancora a vivere nelle caverne, a mangiare carne cruda, a scappare degli animali feroci.

Chiedersi “cosa motiva uno studente?” è la domanda sbagliata, quella corretta è “cosa motiva un essere umano?”. In prima approssimazione occorre comprendere che non è tanto il contenuto dell’azione quanto il modo in cui viene compiuta a costituire la molla motivazionale: conoscendo i diversi “modi” della motivazione l’insegnante potrà utilizzarli nella direzione di quel processo bipolare che è l’insegnamento-apprendimento.

Il bisogno di autorealizzazione e i modi attraverso cui può essere soddisfatto dovrebbero, dunque, essere considerati il punto zero della didattica ideale, il motivatore con la “M” maiuscola che può innescare un processo virtuoso all’interno della scuola.

Caratterizzare la didattica in termini di attivazione motivazionale significa, dunque, capire che apprendere è un’azione al pari di insegnare. È l’uovo di Colombo, la rivoluzione copernicana nella didattica attuale e assieme la scoperta dell’acqua calda.

Dover stare attenti, dover studiare, dover fare i compiti, dover imparare a memoria le cose, dover prendere la sufficienza e via dicendo trasforma la scuola dell’obbligo nell’obbligo della scuola, all’insegna del “non posso far altro”. Si tratta del tramonto della motivazione, il fattore didattico privilegiato dal presente lavoro.