Psicocibernetica dell’antiaging – Introduzione

Psicocibernetica è un testo che vide la sua prima edizione nel 1960. Il suo autore, Maxwell Maltz, era un chirurgo plastico che constatò l’efficacia del suo lavoro nel rimodellare, assieme alle fattezze del corpo, anche l’immagine mentale che il paziente aveva di se stesso, quella che in psicologia si chiama “immagine dell’Io”.

Si tratta della propria rappresentazione interna da cui dipende direttamente il livello di autostima e, con esso, l’accesso alle proprie risorse interne. Grazie alla psicologia evolutiva sappiamo che la prima e rudimentale forma di identità è legata al “Sé corporeo”, che nelle prime battute del nostro sviluppo psichico offre la risposta alla domanda “chi sono?”.

Maltz fa l’esempio di un uomo convinto di essere brutto a causa di un naso troppo grosso e di orecchie sporgenti. Pensava che gli altri lo rifiutassero per il suo aspetto fisico, anche se il vero motivo era legato al suo atteggiamento ombroso, il quale derivava da tale convinzione. In altre parole, per una sorta di gioco di specchi o, se preferiamo, di circolo vizioso la convinzione di essere poco attraente lo rendeva effettivamente poco attraente, anche se per ragioni diverse.

In realtà siamo “ipnotizzati” dalle nostre convinzioni e quelle più potenti riguardano proprio chi siamo o, per meglio dire, chi pensiamo e crediamo di essere. Per dirla con le parole dello stesso Maltz:

Un essere umano agisce sempre, sente e raggiunge risultati in accordo con ciò che immagina vero a proposito di se stesso e del proprio ambiente. L’immaginazione stabilisce quindi l’immagine-obiettivo sulla quale i nostri meccanismi automatici lavoreranno.

Questo testo si occupa dello stretto legame esistente tra l’immagine che ognuno ha di sé e la velocità del processo di invecchiamento, non solo o soprattutto quello biologico ma prima di tutto e soprattutto quello psicologico. La cibernetica, disciplina nata negli anni Cinquanta, ci insegna che il nostro organismo psicofisico funziona come una serie di circuiti a retroazione, che si autoregolano cioè in base al meccanismo del feedback.

Uno degli esempi più classici è quello della fame: l’abbassamento del livello di glucosio in circolo viene registrato dal nostro ipotalamo che risponde con lo stimolo della fame: quindi mangiamo fino a che il livello di glucosio si alza a sufficienza per far spegnere lo stimolo della fame e così smettiamo di mangiare.