Il Metodo PsicheSoma – Introduzione
Il Metodo PsicheSoma nasce da un assioma che in realtà ne contiene due: ogni fenomeno somatico ne implica uno psichico (visione somatopsichica) e ogni fenomeno psichico ne implica uno somatico (visione psicosomatica). In altre parole, mente e corpo sono le due facce di quella stessa medaglia che si chiama “essere umano”. L’una non può esistere senza l’altra. Anche se di diversa natura queste due facce non appaiono divise da alcun confine né divisibili e il cervello ne costituisce il punto di incontro.
Se non esistono medaglie con una sola faccia non esistono nemmeno malattie somatiche di natura soltanto biologica, il che determina la perdita di significato del termine “psicosomatico” attribuito a certe malattie, giacché implica che esistano malattia “non psicosomatiche”, in cui cioè la psiche non gioca alcun ruolo. Parlare di malattie di natura esclusivamente biologica rimanda alla presunta possibilità di separare la psiche dal resto dell’organismo, il che è evidentemente impossibile.
L’organismo psicofisico rappresenta però una medaglia particolare, le cui due facce vanno viste una sopra l’altra piuttosto che l’una accanto all’altra. Per quanto riguarda la genesi delle malattie tale affermazione intende stabilire il primato della psiche sul corpo, il primato della visione psicosomatica rispetto a quella somatopsichica. Se da una parte ciò permette di attribuire significato alla malattia, dall’altra ci restituisce il potere, come individui, di affrontare la malattia e di prevenirla, il che non risulterebbe possibile nel momento in cui risultasse priva di ogni significato di origine psichica.
Privata della dimensione psichica, la malattia diventa un’aberrazione della natura, una sorta di condanna del destino malevolo, una “sfortuna” che ci capita tra capo e collo, una spada di Damocle che incombe sull’intera umanità, una sorta di ingiustizia. Dall’approccio medico ufficiale, fondato sulla mera considerazione della sua manifestazione biologica tangibile e “misurabile”, fino alle guarigioni miracolose, privata del suo “significato” psichico la malattia rimane qualcosa di misterioso che bisogna solo cercare di eliminare, cancellare, togliere di mezzo, neutralizzare, far scomparire.
Anche la psichiatria condivide questa visione del disturbo psichico, visione che giustifica l’intervento prevalentemente se non esclusivamente farmacologico, in linea con il pregiudizio neurobiologico (neurobiological bias), con il molecolarismo e con il neurocentrismo, che fanno comunque capo alla dimensione biologica. Per quanto riguarda l’ambito medico, la visione psicosomatica ribalta la consueta prospettiva biogenetica attribuendo alle dinamiche psicologiche un ruolo dominante nei confronti dei processi patogenetici di natura somatica (ivi compresi quelli che la psichiatria considera a carico del sistema nervoso centrale).
In linea con quanto stabilito dalla PNEI o psico-neuro-endocrino-immunologia, la visione psicosomatica chiama in causa l’azione dei trasduttori psicosomatici, vale a dire il sistema nervoso centrale e periferico, quello endocrino e quello immunitario. Nella patogenesi somatica tali sistemi sarebbero attivati dalle dinamiche psichiche, in modo da provocare alterazioni funzionali (primarie) o organiche (secondarie) incompatibili con lo stato di salute.
Si tratta però di fattori aspecifici la cui azione sarebbe rintracciabile in qualsivoglia processo patogenetico, privo quindi della specificità legata a doppio filo alla dimensione individuale che solo l’esplorazione delle dinamiche psichiche può offrire. Dal punto di vista psicolinguistico, i legami mente-corpo sono evidenziati dalle numerose espressioni di carattere idiomatico, di cui riportiamo solo alcuni esempi:
un rapporto soffocante (problemi al sistema respiratorio)
ingoiare un rospo, rimanere sullo stomaco, non riuscire a digerire qualcosa (problemi alla digestione)
mangiarsi il fegato dalla rabbia (problemi epatici)
diventare verdi dalla rabbia (problemi biliari)
ingastrirsi (problemi di stomaco)
farsi il sangue marcio (intossicazione dovuta alla rabbia e alle catecolamine ad essa associate)
scaldarsi (per arrabbiarsi, febbre come espressione di rabbia)
avere la rabbia a fior di pelle (dermatiti, eczemi, arrossamenti, pruriti cutanei)
avere il cuore duro (problemi cardiocircolatori dovuto a blocchi emotivi)
avere un nodo alla gola (problemi alla gola)
essere paralizzati dalla paura (problemi all’apparato motorio dovuti a paura)
non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire (problemi di udito)
occhio non vede, cuore non duole (problemi alla vista)
non vedere al di là del proprio naso (miopia).
