Manuale di istruzione per chi è abituato a rovinarsi con le proprie mani
Anche se ci sembra il migliore, se non proprio l’unico, il nostro modo di pensare è in gran parte il risultato del condizionamento da parte della cultura in cui siamo immersi sin dalla nascita come pesci nell’acqua. Si tratta, in altre parole, del progressivo accumulo dei modi di dire, dei luoghi comuni, degli schemi di pensiero di chi ci ha preceduto, in particolare di chi ci ha educati, dei nostri genitori, dei nostri insegnanti nonché dei media. Il problema non è solo o soprattutto la mancanza di originalità, quanto piuttosto i limiti che con essi abbiamo ereditato e che con l’abitudine sono diventati completamente invisibili.
Di seguito vengono riportati in corsivo alcuni stralci tratti dall’eBook Manuale di istruzioni per chi è abituato a rovinarsi la vita con le proprie mani.
“Al mio secondo anno di università entrai deciso nella biblioteca e chiesi alla bibliotecaria dove avrei potuto trovare un libro sul mio cervello e su come usarlo. M’indirizzò immediatamente alla sezione della biblioteca dedicata alla medicina! Quando le spiegai che non desideravo operarmi al cervello ma imparare a usarlo, fui cortesemente informato che non c’erano libri del genere. Lasciai la biblioteca con grande stupore”.
Con queste parole Tony Buzan, consulente di governi, multinazionali e università, i cui libri sulle più avanzate metodologie di apprendimento sono diffusi in più di 100 paesi e tradotti in oltre 30 lingue, racconta del suo primo approccio all’uso efficace del cervello. Nel momento in cui ci proponiamo di “imparare a usare il cervello” possono emergere domande insidiose, quali “E se non avessimo ancora imparato a usarlo nel modo più appropriato?”, “E se il modo in cui lo utilizziamo fosse, per certi versi e in particolari circostanze, inadeguato?”, “E se ci fosse un modo decisamente migliore di farlo che nemmeno ci immaginiamo?”.
“Una delle cose interessanti della scienza è che spesso si è evoluta sulla base di domande ‘stupide’, domande che nessuno si era posto prima e che il buon senso non avrebbe mai suggerito. Se Newton non si fosse chiesto ‘Perché la mela mi è caduta in testa?’, non avremmo iniziato a porci la questione della gravità. Al contadino tale domanda sarebbe suonata certamente fuori luogo: ‘La mela è caduta perché è matura!’. A scuola guida – dove i risultati concreti sono molto importanti – ci insegnano a guidare l’auto, non i diversi itinerari”.
Tony rimase stupito del fatto che all’università venissero insegnate le diverse materie, una sorta di ‘itinerari’, ma non come apprenderle, ossia come ‘guidare il cervello’ per percorrere al meglio tali itinerari. Che cosa accadrebbe se salissimo a bordo di un 747 e, ricevendo il consueto benvenuto dalla hostess, sbirciassimo nella cabina di pilotaggio e scorgessimo il capitano mentre legge un manualetto: ‘Come pilotare un 747 in tre giorni’?
“Ci accomoderemmo tranquillamente al nostro posto in attesa del decollo o piuttosto troveremmo velocemente qualche buona scusa per scendere? Certamente sceglieremmo la seconda opzione. Per quale motivo? Si potrebbe rispondere per il fatto che nel primo caso si rischia la vita, anche se in realtà non si tratta solo di questo. Se il barista confondesse la bottiglia del latte con il barattolo del veleno per topi metterebbe comunque a repentaglio la nostra vita, come nel caso del pilota che non sapesse pilotare”.
Il vero motivo è un altro. Se il 747 fosse una macchina semplice come quella del bar, probabilmente non ci porremmo alcun problema vedendo il pilota leggere il manualetto. Il punto è che il 747 è una macchina incredibilmente sofisticata, troppo complessa per farla funzionare leggendo un semplice manualetto, oltretutto poco prima del decollo. La consapevolezza di questo fatto ci spingerebbe, dunque, a scendere.
“Il problema è che il funzionamento del nostro cervello è ben più complesso di quello del 747, anche se nessuno si preoccupa di leggere anche solo un manualetto per farlo funzionare al meglio. Come pensava Tony Buzan, è quindi importante avere una sorta di manuale di istruzioni per il suo corretto funzionamento, anche se nessuno penserebbe mai di averne bisogno”.
Ciò fino al momento in cui il nostro stesso pensiero ci sfugge di mano, iniziando a crearci problemi a non finire.
“Se stiamo mangiando del cibo che ci piace molto e, malauguratamente, ci cade una mosca nel piatto, ammesso che intendiamo continuare a mangiarlo dobbiamo prima di tutto togliere la mosca. Non importa se qualcuno ci fa notare che gli spaghetti sono in quantità maggiore o che i piselli sono molto più numerosi: l’unica cosa che vedremo sarà la mosca! Abbiamo mai superato il classico ‘test del bicchiere’? Abbiamo mai detto che è mezzo pieno anziché mezzo vuoto? Abbiamo mai meritato l’appellativo di ‘ottimista’? Anche se è accaduto, la tentazione di ricadere nella sindrome del pessimista è a volte molto forte, come nel momento in cui vediamo solo la mosca nel piatto”.
Si tratta solo di un esempio di come tendiamo a pensare in modo sbagliato, di come utilizziamo l’enorme potere del nostro pensiero per procedere nella direzione inopportuna. Eccone quindi un altro…
“Abbiamo certamente visto il classico cartello appeso in un bar di periferia: ‘Domani si fa credito’. Si tratta di un modo spiritoso di dirci che ‘in questo bar non si fa credito’. Anche domani, infatti, il cartello riporterà la stessa affermazione, piuttosto che ‘Oggi finalmente si fa credito!’. Domani, pur essendo sempre atteso, non arriva mai! Lo stesso accade alle nostre fantasie catastrofiche: anche se non si avverano mai, almeno nella maniera in cui le abbiamo immaginate, continuiamo a crederci fermamente, finendo per cadere nell’ansia. Einstein affermava che il passato non costituisce in alcun modo la porta per accedere al futuro”.
Se all’inizio della nostra vita funzioniamo come il setaccio dei vecchi cercatori d’oro, trattenendo ciò che potrebbe avere valore e lasciando andare fango e sabbia, man mano che procediamo nella vita iniziamo a funzionare come un colino: tratteniamo quello che andrà buttato per lasciar passare ciò che è buono.

