Un’interessante osservazione fatta alle Hawaii
Nov 03, 2025 | Pedagogia e Didattica
Quando Gregory Bateson si recò presso l’Oceanic Institute delle Hawaii per studiare il comportamento delle focene, animali simili al delfino, poté effettuare osservazioni che si rivelano oggi sostanziali per il processo educativo.
All’inizio dell’addestramento, quando l’animale metteva in atto un comportamento desiderato (come sollevare la testa al di sopra della superficie dell’acqua) l’addestratore fischiava e lo premiava dandogli del cibo.
Se successivamente avesse ripetuto quel comportamento avrebbe udito di nuovo il fischio (rinforzo secondario) e ricevuto altro cibo (rinforzo primario), il che sarebbe accaduto solo per le successive due volte.
Dopo queste tre volte l’addestratore non premiava più la focena per il comportamento già appreso perché se ne attendeva uno nuovo (come ad esempio un colpo di coda): quando ciò accadeva l’animale udiva nuovamente il fischio e riceveva di nuovo un pesce, sequenza che sarebbe stata ripetuta altre due volte.
Esisteva quindi un contesto di addestramento di base, in cui la focena doveva apprendere uno specifico comportamento e un contesto di livello superiore, in cui doveva apprenderne uno diverso: solo allora sarebbe stata premiata. Ciò comportava però una crescente dose di frustrazione.
Un giorno la focena non stava mostrando molta creatività e acculando una cospicua dose di frustrazione per non ricevere il premio atteso perché “non meritato”. Accadde quindi che l’addestratore, evidentemente irritato, gli lanciò l’intero secchio di pesce, come per dire “Vabbè tienilo tutto… visto che non vuoi lavorare me ne vado a casa!”.
A quel punto rimase di stucco vedendo l’animale lanciarsi in una elaborata esibizione mai osservata prima in questa specie. Che cosa permise questo straordinario risultato? Si trattò di molti pesci “non meritati”.
In altre parole, violando palesemente le precedenti regole l’addestratore aveva comunicato alla focena che la cosa importante era il loro legame affettivo, non tanto i risultati. Fu la forza della relazione affettiva, al di là del rigido collegamento tra risultati e premi, a compiere la magia.
Viene quindi da domandarsi se in seno al nostro sistema didattico il rigido collegamento tra bei voti e buoni risultati alle verifiche sia davvero funzionale all’apprendimento. Alla luce delle osservazioni che Bateson compì in quell’istituto oceanografico delle Hawaii si tratta della strategia ottimale affinché gli studenti traggano il meglio dalla scuola?
Stefano Boschi
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