Perché siamo così attratti dai congegni elettronici?
Ott 13, 2025 | Psicologia e Pedagogia
Tutti hanno ormai detto tutto o quasi nei riguardi dello strapotere che i congegni elettronici, come soprattutto gli smartphone, hanno sui giovani, puntualizzando i più diversi effetti dannosi tra cui, primo fra tutti, l’effetto Flynn capovolto. Si tratta della progressiva diminuzione del QI medio nella popolazione, iniziata da quando tali congegni sono stati massivamente introdotti.
Poco si è detto però sul perché essi mostrano questa sorta di numinoso potere. Si tratta, in realtà, di qualcosa a cui non avremmo mai pensato, di un insospettabile colpevole come l’affezionato nipote della contessa assassinata nel giallo di Agatha Christie.
Per mettervi sulle tracce del “vero colpevole” pensate di trovarvi davanti a un fuoco che arde nel caminetto, magari in una baita in cima a qualche montagna in una fredda sera di inverno…
Che cosa state facendo? State fissando il fuoco scoprendo che faticate a distogliere lo sguardo, anche se il fuoco non vi sta raccontando niente di interessante o parlando di qualche particolare argomento.
Gli smartphone non offrono solo una quantità di attrazioni, di contenuti, di app, di informazioni, di tutto di più, ma lo fanno in modo “luminescente”. È noto a tutti il fenomeno della TV spazzatura: molti la guardano come ipnotizzati, anche se non sono affatto interessati a quello che “the magic box” va blaterando!!
Se vi sembra assurdo pensate alle insegne pubblicitarie, alle fiaccolate, alla vernice fiammante della nuova auto. Che cosa ne sarebbe del Natale senza la scia di stelline che lascia la slitta di Babbo Natale e dell’albero senza le lucine che si accendono e spengono?
Ebbene sì, si tratta proprio di una leggera forma di “ipnosi”, di alterazione dello stato di coscienza ordinario, fenomeno al quale gli individui sono tanto più soggetti quanto più tenera è la loro età.
La luce ha questo potere. Come falene ne veniamo irresistibilmente attratti. Se poi la luce ci convoglia una quantità di informazioni, argomenti, notizie, applicazioni e giochi ben vengano: avremo un duplice fattore di attrazione!
Anche se lo stato alterato di coscienza può essere “medicina” non è però certo “cibo”. Di tanto in tanto può servire a mollare gli ormeggi, a lasciare andare i pensieri che ci hanno assillato per tutta la giornata permettendoci finalmente di rilassarci, come tipicamente accade di sera davanti alla TV.
Per i “sempre connessi” tale stato di coscienza rischia però di diventare la normalità, finendo per inibire lo sviluppo del pensiero critico e inducendo, giorno dopo giorno, connessione dopo connessione, app dopo app, uno stato che potremmo definire di “quiescenza cognitiva”.
In altre parole diventiamo manipolabili, sempre più passivamente ricettivi ai messaggi retroilluminati. Gli smartphone paiono ormai un’estensione biocibernetica del corpo dei giovani e soprattutto del loro cervello: potrebbero essere tranquillamente definiti un’arma di “distrazione di massa”.
Stefano Boschi
Invia un commento
Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *
