La scuola si veste di nuovo!
Ott 30, 2025 | Didattica e Pedagogia
Su Orizzontescuola.it del 4 settembre 2025 compare la bellissima notizia della prima scuola senza voti:
“È una scuola che impiega un metodo maieutico, che va oltre il modello studio, interrogazione, voto, modalità agonistiche che rendono la scuola un ambiente difficile”, spiega Novara a LaRepubblica. Il pedagogista sottolinea come “la scuola non è una gara e al limite l’apprendimento è una gara con sé stessi”
Si tratta di un progresso non da poco, se pensiamo che il giudizio o il voto, fondandosi sul rapporto autoritario rappresenta una sorta di morbo della scuola attuale, procedendo per molti versi diametralmente contro l’obiettivo della crescita personale degli studenti.
[…] il baricentro si sposta dalle lezioni, e dunque dal docente, alle attività in cui il centro diventano gli alunni”. La scuola eliminerà completamente voti, telefonini e lezioni frontali, privilegiando l’apprendimento tra pari dove gli studenti imparano principalmente dai compagni piuttosto che dai docenti.
Finalmente la lezione frontale inizia a perdere il ruolo di protagonista che ha avuto fino ad oggi, di modello paradigmatico della didattica attuale, anche se occorrerebbe fare alcuni importanti precisazioni.
Il metodo di cui parla Daniele Novara, così come viene applicato all’Istituto paritario delle suore Orsoline sotto la direzione della Fondazione Licei San Benedetto, non può essere applicato i ogni fascia di età.
Nella scuola primaria, soprattutto nelle prime classi, l’insegnante deve necessariamente ricoprire un ruolo centrale. Gli alunni delle prime classi hanno necessità di una guida, di una figura di riferimento di tipo genitoriale. Il punto non è insegnante sì-insegnante no bensì il metodo, la visione, l’atteggiamento relazionale che caratterizzano il suo lavoro con gli studenti.
La lezione frontale non può scomparire, né può essere considerata negativa in assoluto. Se pensiamo agli antichi retori, ai grandi oratori in realtà stavano facendo una sorta di lezione frontale. Senza ovviamente pretendere che ogni insegnante diventi un grande retore o un oratore di successo ci sono modelli di comunicazione che possono essere adottati previa adeguata formazione.
Oggi si parla di comunicazione efficace come se si sapesse di che cosa si stia davvero parlando, senza spesso poterla definire rispetto a quella “non efficace”. Se non vogliamo che Chat GPT sostituisca l’insegnante nell’applicazione del metodo maieutico (vedi il mio precedente articolo Matrix nella scuola) occorre che venga formato in tal senso.
È necessario che l’insegnante assuma un “assetto variabile”, esattamente come nel caso del genitore. Il problema è che la formazione in ambito accademico appare prevalentemente, quando non esclusivamente, di natura teorica piuttosto che pratica e operativa.
Sarebbe, infine, un grave errore lasciare che la scuola prenda il largo lasciando sul molo i genitori, gli altri protagonisti della funzione pedagogica, onde evitare che il vallo tra le due istituzioni che rappresentano la spina dorsale della nostra società, famiglia e scuola, diventi incolmabile. Di questo forse non ci si sta ancora occupando con il necessario impegno.
Il “progetto Active Learning” tiene conto sia della formazione dell’insegnante sul piano pratico e operativo, non perdendo di vista questo fondamentale obiettivo. Il primo passo è rendere la scuola e il lavoro dell’insegnante “autorevoli” piuttosto che autoritari.
Nel momento in cui la soddisfazione che deriverà dalla ripresa della crescita personale inizierà a farsi strada, manifestando i suoi effetti benefici anche all’interno della famiglia, si avrà compiuto un passo decisivo verso l’integrazione di scuola e famiglia.
Stefano Boschi
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