I possibili effetti negativi della didattica nozionistica
Lug 29, 2025 | Didattica
Rudyard Kipling era solito affermare “Ho sei fedeli servitori che mi hanno insegnato tutto quello che so”. La scuola di oggi sembra aver preso alla lettera questa affermazione. La didattica definita “nozionistica” si occupa, infatti, di chi fa cosa, dove, come e quando, dimenticando però il sesto servitore: perché.
Si tratta del servitore depositario della motivazione, della terza dimensione che attribuisce spessore alla conoscenza. Le persone – studenti compresi – sono più interessate al perché dei fatti, specie di quelli ad alta tensione emotiva, che ai fatti stessi!
Tralasciare il “perché delle cose” condanna la didattica alla perdita di spessore, alla perdita della motivazione a conoscere chi ha fatto cosa, quando, dove ecc. Ecco che il lavoro dello studente si svuota di significato, in una parola diventa “alienante”… anche se purtroppo non è tutto!
Un esempio è imparare la poesia a memoria. Quale espressione di bellezza dovrebbe essere recitata, i suoi versi declamati, i sentimenti che esprime vissuti… tutto fuorché “imparata a memoria”!!
È come prendere la Gioconda e appenderla nel corridoio dove nessuno la noterà, come utilizzare la Divina Commedia per poggiarci sopra il caffè, come ascoltare la nona di Beethoven nella sala d’attesa del dentista… Alla fine si potrà anche impararla a memoria ma non dovrebbe certo essere il fine ultimo, checché ne dica il programma ministeriale!
Forse i programmi ministeriali sono pensati per farci apprendere ad apprezzare l’arte, la bellezza e l’armonia che c’è nella natura? Che la scuola non si ponga questo fine mi sembra palese, anche se non dovrebbe nemmeno inibire lo sviluppo cognitivo, lo sviluppo del pensiero ipotetico-deduttivo e con esso quello creativo e critico.
Ciò rappresenta l’effetto collaterale dell’inflazione nozionistica, che richiede soltanto lo sviluppo della memoria, la funzione di più basso livello nella gerarchia delle funzioni cognitive. È come se un centometrista si allenasse facendo soltanto potenziamento muscolare: non vincerà mai una gara!
La scuola di oggi si mostra devota alla dea Mnemosine, la made di tutte le Muse anche se, a differenza di quella, pare non coltivare né la poesia, né la musica, né le qualità migliori che rendono l’essere umano diverso da tutti gli altri che vivono su questo pianeta.
La didattica nozionistica fa paio con la valutazione e il giudizio. L’assenza di motivazione a studiare contenuti vuoti di significato, unitamente al rischio di prendere un’insufficienza o di venire bocciati, genera ansia da prestazione scolastica.
È così che l’ansia diventa il nostro principale motivatore, continuando probabilmente ad esserlo anche dopo la fine della scuola. Lo studente si trova così a vivere in un mondo in cui non vorrebbe vivere, a vivere una vita che sente non valere la pena di essere vissuta…
Pensare in termini di ciò che non ci piace e che vorremmo quindi evitare non aiuta certo la creatività e il senso critico. Il nostro pensiero diventa così incapace di librarsi al di sopra delle paludi di questo mondo, soprattutto in un momento storico in cui gli esseri umani sembrano aver liberato il Leviatano di Thomas Hobbes.
Mai c’è stato bisogno di una scuola a misura di essere umano come c’è oggi e, forse, mai come oggi la scuola sembra tarpare lo sviluppo delle qualità migliori degli studenti. Per attuare un cambiamento occorre agire su due fronti. Il secondo assioma della comunicazione di Watzlawick recita che “ogni messaggio contiene in sé un aspetto di contenuto ed uno di relazione”.
Questo secondo aspetto suggerisce, con urgenza, di abbandonare il paradigma autoritario mentre il secondo ci spinge a pensare alla necessità di fondare la didattica su discipline di carattere scientifico, al fine di facilitare lo sviluppo della sfera emotivo-cognitiva piuttosto che contrastarlo. Questo è il duplice obiettivo che si pone Active Learning.
Stefano Boschi
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