Si può guarire da ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi alimentari, disturbi psicosomatici?

Per rispondere in modo adeguato a questa domanda occorre porsene prima un’altra: “Siamo nati con questi problemi e con questi disturbi?”. Se la risposta è negativa, com’è ovvio che sia, allora possiamo certamente guarire. I problemi e i disturbi di cui soffriamo rappresentano “sovrastrutture” rispetto alla nostra originaria natura di esseri umani, che come tale è volta al benessere e alla felicità.

Occorre però fare la differenza tra “curare e guarire”. Si continua a curare ciò che non si sta guarendo: il fine è guarire, curare è solo un mezzo. Differentemente da qualsiasi altro ambito, in psicoterapia le persone sono disposte a curare un problema o un disturbo per anni e anni aspettando di guarire. Non saremmo disposti a tale attesa nel caso del mal di pancia, della riparazione della nostra auto, del dentista per una carie e via dicendo.

L’ansia

È un campanello di allarme che scatta senza che ve ne sia bisogno, senza che ve ne sia un motivo oggettivo, anche se ne esiste uno nel nostro modo di pensare. Abbiamo mai notato che non è possibile provare ansia se ci rivolgiamo al passato, ma solo ed esclusivamente se pensiamo al futuro?

Si tratta, infatti, della nostra immaginazione fuori controllo. Se l’anticipazione di difficoltà e di eventuali pericoli nel futuro può servirci a prevenirli, quando tale anticipazione diviene eccessiva ecco apparire il disturbo ansioso. La domanda è quindi “per quale motivo” tale meccanismo da “normale” diventa “patologico” richiedendo quindi un intervento?

L’allarme diventa giustificato se invece che pensare a ciò che accade attorno a noi ci rivolgiamo al mondo interno. Si tratta, infatti, di una sorta di “attacco dall’interno”, dovuto al fatto che la pulsione aggressiva – per intenderci la rabbia – inverte la sua naturale direzione, trasformandosi in una sorta di boomerang che torna indietro e finisce per colpirci. Gli attacchi di panico non sono altro che attacchi di ansia particolarmente intensi, interpretabili, dunque, nello stesso modo.

La depressione

Se l’ansia rappresenta il segnale di allarme che ci avverte di un imminente attacco dall’interno, in caso di depressione tale attacco è già in atto. Di regola, troviamo alla base dell’ansia come della depressione la condanna che il paziente rivolse molto tempo prima alla rabbia.

Complice di tale atteggiamento è la nostra cultura. Da bambini ci hanno insegnato che la rabbia è cattiva e ci hanno imposto di condannarla e di contrastarla. Spesso leggiamo sul giornale che una persona che fino a quel momento si era mostrata mite, introversa, chiusa, improvvisamente viene colta da un raptus e compie gesti violenti ai danni di altri o di se stessa.

Il problema non sono affatto rabbia e pulsione aggressiva bensì il nostro atteggiamento di condanna culturalmente indotto, il quale agisce come una sorta di diga che blocca il fluire di questo fiume di energia psichica. Ma la diga non cancella il fiume: semplicemente lo spinge a cercare vie alternative per continuare la sua corsa verso il mare. Tali vie alternative si chiamano “sintomi”, come lo sono, appunto, quelli che connotano ansia e depressione.

I disturbi alimentari

Ogni sintomo è l’immagine deformata di “qualcosa” che è stato bloccato, spesso ad opera di una sorta di “diga morale”. I sintomi spesso emergono quando consideriamo negativo, inopportuno, malvagio ciò che proviamo. I disturbi alimentari non fanno certo eccezione. Dietro la maschera del sintomo si trova la forza psichica che lo alimenta e che, a ben guardare, finisce per trasparire.

I disturbi alimentari che fanno capo al “mangir troppo” possono essere raggruppati in due grandi categorie: c’è il tipo “goloso” che predilige i dolci, modalità da cui traspare il bisogno di affettività, e c’è il tipo “bidone aspiratutto” che ingurgita tutto quello che gli capita a tiro senza gustarsi alcunché (il che in alcuni casi si accompagna al vomito), modalità da cui traspare un impulso aggressivo. Ci sono poi i disturbi alimentari che fanno capo al “mangiar troppo poco”, che appaiono più complessi dei precedenti.

Questi due gruppi di disturbi alimentari si differenziano per il fatto che mentre nel primo caso il comportamento viene vissuto come un problema da risolvere, nel secondo viene spesso vissuto come un obiettivo da perseguire con costanza e determinazione.

I disturbi psicosomatici

Parlare di malattie o disturbi “psicosomatici” è sbagliato, giacché presuppone che vi siano malattie e siturbi “non psicosomatici”. Sarebbe come affermare che nei primi la psiche è presente mentre nei secondi risulta invece assente. Se volessimo sperimentare cosa accade al corpo in assenza della psiche sarebbe un bel problema! Si tratta, infatti, di un’unità inscindibile, anche se oggi si tende a pensare che la psiche non mostri un coinvolgimento diretto nella genesi delle malattie del corpo.

Ogni malattia mostra, dunque, componenti se non propriamente “radici”, psichiche ed è a tali radici che si rivolge la psicoterapia psicosomatica. Tali radici sono fatte di pensieri e di forme del sentire. Per dare un’idea sommaria di come psiche e corpo siano strettamente connessi pensiamo allo stress che deriva da un conflitto interno (psiche), come può essere quello del manager che deve scegliere tra concedere la necessaria attenzione alla sua famiglia o dedicare tutto il suo tempo alla carriera. Il perdurare di questo conflitto, soprattutto a fronte all’aut aut della moglie, crea uno stress crescente, condizione destinata a generare uno stato infiammatorio di bassa intensità che ritroviamo alla base di molte gravi malattie. 

Seguendo tale filo logico abbiamo, dunque, una precisa indicazione su come procedere al fine di affrontare le ipotetiche radici psichiche delle malattie, sempre  secondo l’ottica psicosomatica.

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