Educazione al rispetto e all’affettività o informazione sessuale?

Nov 22, 2025 Sociologia e Didattica

Di recente è esplosa una diatriba tra Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito, e il Parlamento a proposito del disegno di legge sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Inizialmente il testo prevedeva alcune restrizioni rivolte alle scuole secondarie di primo grado, riguardanti in particolare l’obbligo del consenso scritto, informato e preventivo da parte dei genitori per ogni attività scolastica che tratti “temi attinenti all’ambito della sessualità”.

Tali restrizioni sono state interpretate dalle opposizioni come il tentativo di limitare la portata dell’educazione stessa. Il Ministro Valditara ha risposto accusando a sua volta le opposizioni di diffondere “non verità” sul provvedimento e ha abbandonato l’aula dopo un acceso scambio di insulti.

Il Ministro poi ha sottolineato che il testo non impedisce l’educazione sessuale nelle scuole e che rimangono in vigore le indicazioni nazionali e i programmi scolastici che già affrontano il tema delle funzioni riproduttive, dello sviluppo puberale, delle malattie sessualmente trasmissibili.

Ha inoltre sottolineato che i nuovi programmi includono per la prima volta l’educazione alle relazioni corrette e al rispetto verso la donna, l’empatia e l’affettività, nonché il contrasto alla violenza di genere. In particolare ha precisato che è “Falso che impediamo di insegnare rispetto e affettività”.

Personalmente credo si debba distinguere ciò che è informazione dall’educazione. Certamente la prima dovrebbe far parte della seconda, anche se non sono la stessa cosa: la parte non è il tutto e il tutto non è la parte. Se è vero che tutti i cani sono mammiferi questo non significa che tutti i mammiferi siano cani!

Se l’obiettivo del rispetto e dell’affettività potrebbe far parte dell’educazione le funzioni riproduttive fanno certamente parte dell’informazione. Equiparare l’informazione all’educazione ci espone a un rischio analogo a quello insito nel nozionismo, nel momento in cui la semplice memorizzazione viene equiparata allo sviluppo cognitivo.

Tale errore non è certamente innocuo giacché l’inflazione della funzione mnemonica potrebbe inibire quelle poste più in alto nella scala gerarchica, come il pensiero creativo e quello critico.

Distinguendo l’educazione dall’informazione dobbiamo però renderci conto dei limiti della prima, soprattutto quando si parla di rispetto e affettività. Che cosa significa in concreto educare gli studenti a tali valori? Dire, suggerire, esortare, ingiungere che bisogna rispettare l’altro e amarlo?

Da duemila anni sentiamo ripetere “ama il prossimo tuo…”, che bisogna rispettare gli altri ecc. ecc., oggi anche nei vari TG quasi da ogni autorità che faccia la sua comparsa nel teatro mediatico! Ha forse funzionato? Più il mondo si popola di mostruosità più si cerca di recuperare attraverso la retorica.

Forse è il caso di iniziare a fare la differenza tra rispetto formale, per cui quando incrociamo il professore diciamo “Buongiorno…”, e quello “reale”, ossia “sentito”. Il punto è che quest’ultimo non si può pretendere.

Il rispetto vero, fatto non di atteggiamenti esteriori e di buona educazione, bisogna piiuttosto guadagnarselo, come accade per l’attenzione durante la lezione.

Purtroppo le mancanze sono sempre dell’altro, di coloro i quali il rispetto non lo manifestano e devono, dunque, “impararlo” magari assieme all’affettività, come si impara la poesia a memoria.

Che io sappia l’unico modo di apprendere il rispetto è l’esposizione a “modelli rispettanti”, il che oggi è come cercare un ago nel pagliaio. Attorno a loro i giovani hanno solo modelli ed esempi violenti, del tutto privi della benché minima traccia di rispetto. 

I vari TG continuano a riportarci notizie di politici corrotti, di violenza di ogni genera, di guerra e sterminio, per non parlare dell’industria dell’entertainment, il parco giochi delle più bieche turpitudini.

Facendo piovere sul bagnato, se la scuola è un’istituzione di stampo autoritario dovremmo renderci conto che, sul piano relazionale, l’autoritarismo comporta il tentativo di sottomettere l’altro. A meno che non si pensi che tale intento sia compatibile con ciò che intendiamo per “rispetto” sarebbe come andare in Africa per studiare il ghiaccio!

Stefano Boschi  

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