Dall’Homo sapiens all’Homo “stupidus

Nov 10, 2025 | Pedagogia e Didattica

Che cos’è l’intelligenza? È la capacità di usare il pensiero per risolvere problemi e soddisfare i propri bisogni. Come funziona? Funziona come una sorta di muscolo: più la usiamo più si rafforza e meno la usiamo più si indebolisce. , parrebbe che non fosse necessario Einstein per capirlo, anche se purtroppo le cose non sono così semplici…

Una recente ricerca del Media Lab del MIT, laboratorio di ricerca presso il Massachusetts Institute of Technology, rivela risultati preoccupanti sull’impatto di ChatGPT sulla funzione cognitiva e sull’apprendimento, in particolare che il suo utilizzo da parte degli adolescenti per i compiti scolastici nell’ultimo anno è raddoppiato.

Cinquantaquattro soggetti di età compresa tra 18 e 39 anni hanno scritto saggi valendosi di:

  • ChatGPT
  • la ricerca su Google
  • nessuno strumento informatico

mentre i ricercatori monitoravano l’attività cerebrale tramite EEG.

Gli utenti di ChatGPT hanno mostrato il minor coinvolgimento cerebrale e “hanno costantemente sottoperformato a livello neurale, linguistico e comportamentale”Nel corso di varie sessioni sono diventati sempre più pigri, ricorrendo spesso al copia-incolla. Il gruppo “solo cervello” ha mostrato la più alta connettività neurale nelle aree associate alla creatività e all’elaborazione mnemonica.

Quando in seguito è stato chiesto di riscrivere i saggi senza l’ausilio dell’IA, gli utenti di ChatGPT ricordavano a malapena il proprio lavoro e mostravano schemi mentali più deboli.

L’autrice dello studio, Nataliya Kosmyna, ha affermato che “I cervelli in via di sviluppo sono a più alto rischio”, pronunciandosi a sfavore dei programmi “GPT kindergarten”. Dal 2023 l‘utilizzo da parte degli adolescenti di età compresa tra 13 e 17 anni è aumentato vertiginosamente: si è passati dal 13 al 26%, che ora utilizza ChatGPT per i compiti scolastici.

Gli elaborati realizzati con ChatGPT sono risultati estremamente simili e privi di pensiero originale: gli insegnanti di inglese li hanno definiti “senza anima”.

I tracciati EEG hanno evidenziato basso controllo esecutivo e basso coinvolgimento attentivo, una riduzione significativa dell’attivazione neurale nelle bande alfa e theta associate a creatività, elaborazione semantica e memoria.

Si è registrato una minore attivazione delle aree prefrontali e occipito-parietali coinvolte nella pianificazione, nel recupero delle conoscenze e nel monitoraggio della coerenza del testo, fenomeno definito “debito cognitivo”.

Accade che il cervello riduca l’uso delle proprie risorse cognitive nel momento in cui si delegano compiti complessi a un’entità esterna come un modello linguistico.

Chi si è valso solo di motori di ricerca ha evidenziato condizioni decisamente migliori, mentre il gruppo “solo cervello” si è mostrato il più coinvolto, mosso da curiosità e soddisfazione per il proprio lavoro.

In sintesi, lo studio conclude che:

“Sebbene gli strumenti di intelligenza artificiale possano aumentare l’efficienza, la ricerca suggerisce che potrebbero minare il pensiero critico, la creatività e i processi di apprendimento profondo, il che è particolarmente problematico per le menti in via di sviluppo.

Credo che questi dati si commentino da soli. Sommando il progressivo decremento del QI medio della popolazione che si è registrato dopo l’introduzione degli smartphone e la nascita dei social network (effetto contro-Flynn) alle possibili conseguenze della diffusione indiscriminata dell’AI in vista delle attività scolastiche abbiamo davvero qualcosa di cui preoccuparci.

Il problema non è l’AI, si tratta di uno strumento che può rivelarsi molto utile nei compiti di basso livello cognitivo, come appunto la raccolta delle informazioni, ma come viene utilizzata. Il problema non è il martello ma come e per cosa lo usiamo!

Se l’intelligenza è davvero come un muscolo pensiamo a come sarebbero le nostre condizioni fisiche tra dieci anni se smettessimo di fare qualunque tipo di esercizio, come una semplice corsetta o perfino sollevare la borsa della spesa.

Stefano Boschi

Trattamento dei dati personali

Invia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trattamento dei dati personali