Bullismo e violenza nella scuola

Ago 27, 2025 | Didattica

Se iniziassi questo articolo affermando che il bullismo e la violenza nella scuola non sono un “problema da risolvere” continueresti a leggere? Confidando in una risposta affermativa vediamo dove conduce tale bizzarra affermazione…

Immaginiamo di trovarci alla guida della nostra auto e di notare che si è accesa la spia della benzina. Si tratta di un “problema da risolvere”? Nessuno correrebbe dall’elettrauto per far staccare i fili, in modo che la spia non si accendesse più e il “problema” fosse così risolto una volta per tutte!

Dall’elettrauto corriamo se, al contrario, ci accorgiamo che la spia non si accende più e rischiamo così di rimanere a secco! Le spie che si accendono non sono affatto un problema bensì una risorsa, dal momento che ci segnalano la necessità di fare qualcosa: se non recepiamo il loro messaggio e non agiamo di conseguenza allora avremo un problema.

Trasponendo il discorso in ambito medico, tali considerazioni rimandano alla differenza tra intervento sintomatico e intervento rivolto alle radici della malattia. Se facessi il medico e venisse da me una persona con la febbre alta perché affetta da una grave infezione e gli prescrivessi come unico rimedio un antipiretico, questo paziente si sentirebbe forse meglio per qualche giorno rischiando però di morire per l’estendersi dell’infezione stessa.

Tornando al bullismo e alla violenza all’interno della scuola, si tratta di un problema da eliminare o piuttosto di una spia di cui cogliere il messaggio? Le spie indicano qualcosa che non possiamo vedere direttamente, come appunto il livello della benzina: se non possiamo vedere direttamente quanta ne rimane nel serbatoio non possiamo nemmeno leggere direttamente il malessere nel mondo interno dei giovani.

A fronte delle proporzioni epidemiche già assunte dal disagio giovanile, si cerca oggi di combatterne i sintomi correndo però il rischio dell’espandersi dell’infezione sottostante. In altre parole, continuiamo a raccogliere l’acqua dal pavimento allagato senza prima aver chiuso il rubinetto che perde! “Per quanto tempo dovremo raccogliere l’acqua perché il pavimento sia asciutto?” è senza dubbio la domanda sbagliata.

Qual è allora il rimedio al malessere dilagante nei giovani, malessere indicato da un numero sempre maggiore di “spie” che si vanno accendendo qua e là? Tra i fattori di rischio più evidenti non si può tralasciare che la funzione pedagogica è pressocché scomparsa della nostra società. Se i genitori non hanno tempo da dedicare ai propri figli, dovendo occuparsi di sbarcare il lunario, molti insegnanti dichiarano a giusta ragione di non essere educatori.

Anche se il mandato istituzionale della scuola non è di natura propriamente pedagogico essa è comunque il punto di entrata elettivo nel trattamento di questa “infezione” che sta dilagando tra i giovani. Non esiste, infatti, un’altra istituzione che impegni tutto o quasi il loro tempo, per giunta quello di migliore qualità.

L’obiezione è che la scuola non è preparata a svolgere un’azione di prevenzione del disagio giovanile e il primo motivo è che non vengono individuati con chiarezza i fattori di rischio in essa presenti, comunque segnalati dai molti problemi emergenti al suo interno.

Active Learning ha messo a punto un metodo che si rivolge alle radici del bullismo quale espressione del soggiacente disagio, suggerendo come poterle affrontare all’interno della normale attività didattica.

Stefano Boschi

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