Autoritarismo o permissivismo: qual è l’atteggiamento del “genitore perfetto”?

Set 05, 2025 | Pedagogia

Nel tentativo di svolgere il mestiere più bello e più difficile del mondo, il genitore si trova spesso combattuto tra due posizioni contrapposte: quella autoritaria e quella permissiva. L’universalità di tale contrapposizione riecheggia la teoria delle due pulsioni elaborata a suo tempo da Freud, l’eterno rincorrersi di odio e amore, libido e aggressività, durezza e benevolenza.

Come novelli Giano bifronte cerchiamo invano di capire quale sia l’atteggiamento “giusto”, come ci possiamo e dobbiamo comportare in certe situazioni, di fronte a certi comportamenti dei nostri figli. Almeno sul piano “teorico” capita così di trovarsi imprigionati nel tipico “dilemma del genitore” come pesci nella rete.

Tale dilemma ripropone quello dell’uovo e della gallina. Capire se è nato prima l’uno o l’altra appare impresa impossibile, anche se la domanda più interessante riguarda il motivo per cui risulta impossibile. Scoprirlo ci aiuterà ad uscire dal dilemma per noi ben più importante, quello del genitore.

Se facessi il contadino e avessi davanti a me Gilda, la mia gallina, e l’uovo che Gilda ha appena sfornato la risposta sarebbe semplice: è nata prima la mia gallina che poi ha fatto l’uovo! Se invece avessi conservato l’uovo da cui è nata Gilda la risposta sarebbe altrettanto semplice: prima c’è stato l’uovo da cui quindi è nata Gilda!

Ci troviamo prigionieri del dilemma del genitore quando cerchiamo di capire quale sia l’atteggiamento giusto in astratto, in linea di principio, in relazione a un genitore, a un figlio e a situazioni ideali che non esistono concretamente in quel momento e in quel luogo.

Il genitore autoritario si mostra rigido non solo nel momento in cui il figlio mette in atto comportamenti indesiderati, mentre il genitore permissivo si mostra condiscendente ad oltranza, anch’egli in modo altrettanto generalizzato e a prescindere dal comportamento del figlio.

In entrambi i casi al figlio risulterà difficile discriminare tra comportamenti “buoni e cattivi”, desiderati e indesiderati, socialmente adeguati e inopportuni, utili e dannosi.

Mentre il genitore autoritario impone al figlio di conformarsi alle regole a prescindere dai suoi bisogni reali, costringendolo alla scelta tra conformismo e ribellione, il genitore permissivo andrà incontro ad una caduta di autorevolezza non imponendo alcuna regola.

Uno slogan del partito nazionalsocialista poneva in modo retorico la seguente domanda: “Caos bolscevico od ordine nazionalsocialista?”. Anche se suonava come una scelta in realtà non lo era affatto, in quanto entrambi i regimi erano di stampo totalitario. In modo analogo, entrambi gli atteggiamenti autoritario e permissivo, se adottatati a priori finiranno entrambi per inibire l’accesso alle risorse interne dei nostri figli.

La buona pedagogia dovrebbe facilitare, nel soggetto in età evolutiva, l’assunzione di una posizione adattiva che le o gli permetta di conciliare i propri bisogni con le richieste sociali, ponendo in primo piano i primi piuttosto che le seconde, in linea con le leggi della nostra natura umana che ci vuole alla costante ricerca di benessere e felicità.

Capita di ascoltare alla TV esperti che offrono i loro consigli su come comportarsi a fronte di situazioni tipiche, come se fosse possibile senza conoscere il contesto, la situazione, le caratteristiche nostre e di nostro figlio. È così che – come affermava Oscar Wilde – con le migliori intenzioni a volte si finisce per ottenere i peggiori risultati!

Purtroppo o per fortuna non esiste l’enciclopedia del genitore, non ci sono regole ferree che possono essere applicate in linea di principio, ma solo scelte che si possono fare sulla base delle caratteristiche uniche e irripetibili di quella situazione, di quel figlio, di quel genitore.

Risulta certamente più facile, anche se non necessariamente più utile, cercare principi da applicare senza porsi troppe domande e preoccupazioni: è così che un giorno queste ultime busseranno alla nostra porta per riscuotere il loro credito, il che accade tipicamente con l’avvento dell’adolescenza.

Il problema è che una volta diventati genitori ci ritroviamo particolarmente ricettivi alle convinzioni preconcette su come ci si deve comportare con i figli, convinzioni suggerite dai nostri “genitori interni” o dalla contrapposizione a tali figure interiorizzate. In un’epoca caratterizzata da “puerocentrismo”, partire con il piede dell’atteggiamento permissivo è certamente più facile.

“Lasciamo quindi ogni speranza” o noi che intendiamo far parte del club dei genitori “sufficientemente buoni”! L’unico genitore “perfetto” è quello che non ha avuto figli, così come l’unico atteggiamento che funziona sempre è quello “ad assetto variabile”, caratterizzato da elasticità e sensibilità nei confronti al mondo interno del figlio e prima di tutto del nostro.

Il mestiere dell’insegnante è, per molti versi, simile al “mestiere” del genitore, anche se il primo tende solitamente ad assumere l’atteggiamento autoritario piuttosto che autorevole. La fragilità che oggi caratterizza i giovani, afflitti delle più diverse forme di patologie indotte da una società “liquida”, ci impone di assumere un atteggiamento empatico volto alla comprensione piuttosto che alla repressione e al giudizio.

Stefano Boschi

Trattamento dei dati personali

Invia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trattamento dei dati personali