Il Metodo Ideografico per l’apprendimento della lettoscrittura e la prevenzione-cura della dislessia
Nov 15, 2025 | Pedagogia e Didattica
Nel corso dei millenni la lingua si è evoluta dal modello ideogrammatico a quello alfabetico. Se, come asseriva Ernst Haeckel con la sua teoria ricapitolativa, «L’ontogenesi ricapitola la filogenesi”, nell’apprendimento della lettoscrittura il bambino dovrebbe tendere a ripercorrere queste due fasi evolutive.
In tale osservazione giace un suggerimento sul piano didattico. Nell’apprendimento della lettoscrittura invece che dalle parole dovremmo iniziare con le “immagini” anche se, si badi bene, non dal disegno del cane, della mela, dell’albero e via dicendo bensì delle parole stesse come se fossero una sorta di “ideogrammi”. Quando leggiamo in realtà non lo facciamo lettera-per-lettera, ma come se ogni parola fosse un tutt’uno, come se fosse appunto un’immagine
La fondatezza di tale affermazione è facilmente riscontrabile sulla base di due osservazioni: il jumbled word effect e la lettura consonantica.
“Non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate è che la pimra e la ulimta sinao nel ptoso gituso e che vi saino prseteni ttute le ltetere dlela palora stessa”.
Se riusciamo a leggere il precedente testo scritto in modalità jumbled ciò conferma quanto sopra affermato, ipotesi ulteriormente rafforzata dalla lettura consonantica…
La mamma…
L mmm prpr l trt cn ltt, brr, zcchr … frtt pr l s bmbn. Mntr l prpr pns che gl pcr … s snt flc d frl, mmgnnd ch l mngr cn grnd gst … sddsfzn
Essendo riusciti, forse non senza qualche difficoltà, a leggere anche il precedente testo siamo ancora convinti che la dislessia dipenda da problemi legati alla dispercezione delle singole lettere che compongono le parole nonché della loro sequenza?
Alla luce dei due precedenti, semplici quanto significativi, esperimenti il problema del dislessico sembrerebbe essere proprio l’opposto, che cerca cioè di leggere le parole come sequenze ordinate di lettere separate le une dalle altre piuttossto che come un tutt’uno, ossia come immagini (vedi la tipica confusione tra lettere morfologicamente simili come la d e la b o quelle dal suono simile come p e b o f e v).
Ciò è forse dovuto al fatto che non è stato allenato a farlo, come nel caso in cui abbia appreso la lettoscrittura utilizzando il maiuscoletto (per cui ogni lettera è un’entità a se stante) e adottando il metodo sillabico (in forza del quale in prima battuta non vi sono parole bensì sillabe)?
Una caratteristica che distingue il Metodo Ideografico dagli altri che si pongono come obiettivo l’iniziazione alla lettoscrittura o la risoluzione del problema della dislessia risiede nel fatto che il presente metodo non si vale di alcun supporto esterno (ad eccezione della lavagna e della LIM) come libri, schede o programmi informatici, AI, giacché investe sulle risorse interne dell’individuo.
In particolare, la consueta strategia dell’associare immagini quali disegni e fotografie alle parole, applicata da tutti i libri di testo che si occupano di lettoscrittura e non solo, riposa sulla confusione tra due funzioni ben diverse: percezione e rappresentazione.
A parte gli eventuali aspetti dispercettivi legati ai canali visivo e uditivo (vedi le teorie psicobiologiche e neuropsicologiche oggi in voga), il problema di fondo del soggetto dislessico è che fatica a reperire nel proprio mondo interno i “significati” da attribuire alle parole.
Nella società dell’immagine siamo abituati a reperire nel mondo esterno il significato delle parole (vedi appunto l’associazione parola-immagine che ritroviamo in tutti i libri di teso), il che è destinato a depotenziare progressivamente l’accesso interno, ciò di cui appunto c’è bisogno nella comprensione linguistica.
A ben guardare il dislessico si trova in una condizione analoga a colui che tenta di leggere un testo scritto in una lingua che non conosce: si potranno affermare le stesse cose anche se mancherà la necessaria connessione tra parole e immagini interne.
Il Metodo Ideografico individua il problema di fondo della dislessia, come del resto degli altri DSA, nell’impropria interazione-integrazione tra le funzioni per le quali gli emisferi cerebrali appaiono dominanti.
Nell’insegnamento della lettoscrittura non si terrebbe in debito conto delle leggi che governano il nostro sistema nervoso centrale, come avviene attribuendo priorità al maiuscoletto e adottando il metodo sillabico.
Sarebbe un po’ come nuotare controcorrente nel fiume delle funzioni cerebrali, non considerando la priorità mostrata dall’emisfero destro e dal registro analogico-sintetico che ne connota il funzionamento.
Il Metodo Ideografico si struttura proprio sulla base di tali leggi, che sono state identificate dalla ricerca scientifica nell’ambito delle neuroscienze, della psicologia della percezione (vedi in particolare i principi di organizzazione percettiva identificati dalla Gestalt psychology) e delle discipline cognitive.
Stefano Boschi
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