La società senza eroi
Ott 26, 2025 | Sociologia e Didattica
Che cosa manca ai giovani di oggi? “Hanno tutto!”. “Quando avevamo la vostra età dovevamo lavorare duramente per guadagnarci da vivere, mentre voi avete tutto senza dover fare alcuno sforzo!”, affermano spesso gli anziani.
È vero, i giovani di oggi hanno vestiti, cibo, computer, telefonino, playstation, una casa, magari anche un’auto se sono maggiorenni. Che cosa potranno mai volere di più? Perché sono dediti alla droga, alla violenza, perché hanno problemi di ogni tipo?
Se confrontiamo il modo di funzionare della nostra società con quello delle società tribali, delle popolazioni tradizionali, possiamo ottenere un primo importante indizio. Nella nostra società manca il “rito di passaggio” all’adolescenza, una sfida che l’adolescente è chiamato ad affrontare superando la quale sarà a pieno diritto accolto nel mondo degli adulti.
In alcune popolazioni si tratta di un rito puramente simbolico o quasi, mentre in altre rappresenta una prova nel vero senso della parola. È il caso delle tribù che vivono nell’arcipelago delle Vanuatu (Melanesia). Gli adolescenti devono tuffarsi da una torre alta 18 metri legati a una caviglia con una semplice liana. La lunghezza della liana è calcolata in modo che l’impatto con il suolo venga evitato per pochi centimetri.
Quella che oggi gli psicologi chiamano “self confidence”, più semplicemente un adeguato livello di autostima, dipende dal superamento delle sfide. La sfida è quanto ogni individuo è chiamato ad affrontare nel proprio viaggio di consapevolezza e di crescita personale, durante il proprio “percorso dell’eroe”.
Accettare e superare la sfida permette al “giovane eroe” di sviluppare una salda fiducia nelle proprie risorse e capacità. Egli deve intraprendere un viaggio alla scoperta di se stesso, oltrepassare i confini del conosciuto, di ciò che è banale e scontato, di ciò che gli altri pensano sia vero e giusto.
Nella nostra società gli eroi si sono ormai estinti. Al loro posto sono sorti falsi eroi, quelli «buoni», definiti tali non perché fanno cose diverse da quelle che fanno i cattivi, non per le loro gesta, ma per una semplice “etichetta” giacché agiscono in modo egualmente violento!
La nostra società tenta di uccidere l’eroe che è in noi, anche se la scuola avrebbe la possibilità di invertire la rotta e diventare la palestra dove le sfide vengono lanciate e possono essere superate. Non si tratta delle verifiche, ma di realizzare il bisogno di autorealizzazione con cui le verifiche non hanno nulla a che vedere.
Affinché una prova diventi una sfida occorre riconoscerne il valore altrimenti rimane una semplice difficoltà, una fonte di frustrazione, qualcosa che non mostra alcun significato in relazione alla propria esistenza di essere umano come appunto le verifiche di italiano e di matematica.
Realizzare un progetto che contribuisca al benessere della comunità, al superamento di problemi come la mancanza di lavoro, come quelli legati alla salute pubblica fisica e mentale, come i conflitti sociali e interpersonali, come la depressione e l’ansia oggi dilaganti potrebbero rappresentare altrettante sfide che la nostra società si trova oggi a fronteggiare.
Anche se agli studenti delle classi superiori mancano gli strumenti per vincere tali sfide il successo sarebbe comunque lasciare che fantasia e creatività si scatenino liberamente, magari lavorando come team in tali direzioni. Si tratta di ciò che potrebbe attribuire un significato profondo alla loro condizione di studenti, piuttosto che ritrovarsi a scegliere tra prendere la sufficienza o essere bocciati!
Chi pensiamo abbia la possibilità di riscattare la società dalla schiavitù della mediocrità e dell’omologazione, di liberare l’essere umano dal demone del profitto a tutti i costi, di eliminare la guerra dal nostro mondo? I politici con le loro leggi, i burocrati con le loro scartoffie, gli informatici con l’intelligenza artificiale?
Invece che “ammaestrare” i giovani a superare le verifiche come il domatore addestra la tigre a saltare attraverso il cerchio di fuoco, la scuola dovrebbe orientarli a superare le sfide che l’umanità si trova oggi di fronte, rendendoli gli eroi dai mille volti del nostro tempo.
Stefano Boschi
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