“La scuola deve cambiare!!”
Ago 20, 2025 | Didattica
Si tratta di un grido tra allarme ed esortazione che si leva sempre più spesso da sempre più parti, soprattutto dal momento in cui hanno iniziato ad essere pubblicate lettere di studenti che esprimevano il loro disagio in rapporto ad una scuola dalla quale non si sentivano riconosciuti come esseri umani.
Ponendo sempre più enfasi sulla necessità di cambiare il rischio è però di fare come quel consulente aziendale, che conclude la sua relazione sull’azienda in crisi affermando “Occorre quindi aumentare le entrate e diminuire le uscite!”. Si tratta di una conclusione tanto corretta quanto inutile!
Se vogliamo passare da ciò che si presume vero a ciò che potrebbe rivelarsi utile dobbiamo redigere una “road map”, che indichi in termini concreti e operativi in quale direzione e seguendo quale itinerario tale cambiamento potrà avvenire. Nell’articolo apparso su Orizzontescuola.it del primo agosto 2025 dal titolo “Le nuove frontiere della didattica: attivazione cognitiva, coinvolgimento, metacognizione. Di cosa si tratta” si legge:
“Tutti parlano di cambiamento. Tutti invocano innovazione, progetti, fondi, tecnologie all’avanguardia. Ma poi, dietro le quinte, la scuola continua a ripetersi come un rito antico: spiegazioni frontali, compiti per casa, libro di testo con pagine assegnate, interrogazioni, verifiche”.
Siamo tutti perfettamente d’accordo nell’affermare che è necessario riconoscere in ogni studente un potenziale da far crescere, pensare ad una scuola che non sia più solo un contenitore di nozioni, aiutare gli studenti a realizzare sé stessi come esseri umani e come cittadini consapevoli, favorire la comprensione profonda e il coraggio di pensare con la propria testa, attivare la sfera cognitiva e il coinvolgimento emotivo ecc. ecc. ecc.
Potremmo continuare all’infinito con il precedente elenco, riuscendo solo a dire ciò che già sappiamo ma che non sappiamo ancora come realizzare. Accanto a tale nobile quanto pedissequa e retorica dichiarazione di intenti e a tali saggi consigli occorre anche indicare “come fare”. A meno che non si possieda la lampada di Aladino non basta dire agli insegnanti che bisogna andare al di là del nozionismo, occorre anche formarli affinché possano farlo, andando magari un pochino oltre Piaget e compagnia!
Il problema è che nel nostro beneamato Paese la formazione professionale propriamente detta manca più o meno in tutti gli ambiti professionali, la qual cosa ha paradossalmente radici costituzionali. L’articolo 117 del Titolo V disciplina la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni, stabilendo i principi di ripartizione delle competenze tra i due livelli di governo.
Con particolare riguardo alla formazione professionale, quella non puramente teorica erogata dai vari atenei fino al 2015, essa spettava esclusivamente alle Regioni, mentre dopo l’emendamento costituzionale del 2015 anche lo Stato si è fatto carico di tale incombenza.
Risultato? Se prima ci si trovava in regime di anarchia, giacché ogni Regione faceva a modo proprio, attualmente la formazione professionale pare vittima di una sorta di desertificazione istituzionale.
Tra le tante cose che ho ascoltato nel corso degli anni in cui mi sono occupato di didattica una mi ha colpito particolarmente: ogni studente apprende in un modo proprio e un buon insegnante dovrebbe scoprire qual è. La prima domanda che sorge spontanea è quanto sia realistico tale intento in una classe di 20-25 studenti! Retorica a parte, tale affermazione non tiene conto di un semplice ed elementare dato di fatto: la scienza esiste perché esistono le “costanti”.
Se facessi il medico ed entrasse nel mio studio un nuovo paziente non mi chiederei quali organi sono presenti all’interno del suo corpo e come funzionano, giacché lo dovrei già sapere. In questa conoscenza di base consiste la professionalità del medico, la qual cosa gli permetterà poi di individuale gli eventuali aspetti disfunzionali, che rappresentano invece le variabili.
In modo analogo la didattica dovrebbe prendere le mosse dalle costanti sul piano biologico, neurologico, percettivo, cognitivo e via dicendo, ossia dal modo di funzionare che accomuna ogni essere umano.
Active Learning intende contribuire a restaurare la formazione professionale propriamente detta rivolta agli insegnanti, affinché i buoni intenti si trasferiscano dalla carta alla realtà dei fatti. Si tratta di un “ambiente di apprendimento”, non di un semplice metodo didattico, il cui obiettivo è prima di tutto la crescita professionale degli insegnanti quindi, di conseguenza, la crescita personale degli studenti.
Active Learning ragiona come se fosse una scuola guida: non si focalizza sui singoli itinerari ma su come guidare l’auto! Il punto di partenza è la consapevolezza che in ogni essere umano scorre un fiume impetuoso, il bisogno di autorealizzazione, e che è necessario che la scuola proceda nel senso della corrente piuttosto che controcorrente.
Tra gli argomenti che affronta in modo operativo compare il bullismo e la violenza all’interno della scuola, una teoria alternativa a quella biologica per spiegare l’impennata che i DSA stanno avendo negli ultimi anni, il modo in cui la scuola potrebbe diventare la culla della prevenzione del dilagante disagio giovanile senza alterare il proprio mandato istituzionale e la sua prassi quotidiana e tanti altri ancora.
Stefano Boschi
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