La questione della motivazione nella scuola: il “cervello gastroenterico”
Ago 16, 2025 | Didattica
Molti affermano che il vero problema della scuola attuale sia la mancanza di motivazione da parte degli studenti. La motivazione è come il carburante per un’auto: possiamo trovarci al volante di una Ferrari o di una Lamborghini ma se nel serbatoio non c’è una goccia di benzina non andremo da nessuna parte!
Se non vogliamo limitarci a “parlarne” è necessario conoscere le leggi che governano la motivazione, quali sono le dinamiche che presiedono al suo emergere come al suo tramontare.
Esistono almeno due cervelli: quello “encefalico”, al quale normalmente facciamo riferimento, e quello “gastroenterico”. Qualcuno parla anche di un terzo cervello, quello “cardiaco”, che ha ispirato i poeti di ogni tempo ed è sede dell’intelligenza “sentimentale”. In particolare, il cervello gastroenterico costituisce la fonte primaria della motivazione, del nostro carburante.
Se all’interno di una coltura di cellule mettiamo delle molecole di idrocarburo, un veleno cellulare, esse lo percepiranno e, generando proteine attraverso la membrana cellulare, “fuggiranno” da ciò che nuocerebbe loro compiendo piccoli movimenti chiamati tropismi. L’esatto contrario accadrà se all’interno della coltura di cellule mettiamo del glucosio, che per loro rappresenta una vera leccornia.
Chi ha insegnato alla cellula a fuggire da ciò che potrebbe nuocere e ad avvicinarsi a ciò di cui ha bisogno? E’ esattamente ciò che fa il nostro cervello gastroenterico: ci dice quando avvicinarci o allontanarci da qualcosa là fuori. Si tratta di una concentrazione di neuroni all’interno del tubo digerente, in particolare nell’intestino, da cui dipendono le nostre “sensazioni”, la capacità di capire le cose “di pancia”.
Tale sorta di cervello invia continuamente segnali di natura piacevole o spiacevole a quello encefalico, rappresentando così la fonte della motivazione primaria. Si tratta della bussola che Madre Natura ci fornisce al momento della nascita affinché possiamo orientarci nel nuovo mondo.
Quando subentra la cultura, almeno nel nostro caso, piuttosto che favorire la naturale evoluzione dal “principio di piacere” a quello “di utilità” (o del pragmatismo) siamo spinti a ignorare i messaggi della nostra bussola naturale, a considerarli insignificanti, il che accade introducendo e inflazionando l’idea di “dovere” da cui il noto asserto “prima il dovere…”.
In quel momento la forza irrefrenabile della natura inizia a scontrarsi con la barriera inamovibile opposta dalla cultura. Il risultato è l’inizio di una serie di conflitti interni di crescente portata, dai quali non si può uscire se non con le ossa rotte!
Nel momento in cui lo studente si pone come obiettivo superare test e verifiche, prendere buoni voti, essere promosso, così come evitare di prendere brutti voti, rimproveri, essere bocciato, ossia “fare il proprio dovere”, perde progressivamente interesse nella conoscenza, nella scoperta della realtà delle cose.
Nella scuola di oggi la motivazione secondaria introdotta dai giudizi e dalle valutazioni sta lentamente strangolando quella primaria rappresentata dalla pulsione epistemica. Spesso lo studente svolge i compiti senza averne ben compreso i contenuti e il ragionamento sottostante: quando glielo si fa notare ci si sente rispondere che la cosa importante è superare la verifica.
Dovremmo forse concludere che la strategia motivazionale prevalentemente adottata dalla scuola attuale, che ha dimenticato il valore adattivo del cervello gastroenterico e dei suoi segnali, si rivela in rotta di collisione con il proprio obiettivo istituzionale?
Stefano Boschi
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