I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono causati da alterazioni biologiche?

Ago 02, 2025 | Psicologia

Nel tentativo di spiegare la genesi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento si è fatto riferimento a ipotesi psicobiologiche e neurobiologiche, le quali rimandano in entrambi i casi ad alterazioni di natura genetica. Tali ipotesi non possono però spiegare l’incremento esponenziale che tali disturbi hanno fatto registrare nell’ultima decade, come illustra il seguente grafico.

L’ipotesi biologica implica che a tale incremento esponenziale abbia corrisposto un parallelo incremento di alterazioni genetiche, la qual cosa non trova però riscontro in alcun fattore ambientale conosciuto che giustifichi la portata delle presunte alterazioni.

Da alcune parti si risponde che l’incremento esponenziale si è avuto sul piano della rilevazione del problema non in una sua effettiva “esplosione”, giacché “siamo diventati più bravi a diagnosticare i DSA” nelle loro varie sfaccettature. Tale contro obiezione però non regge se pensiamo che, data la semplicità della rilevazione stessa, non sussisteva un margine di miglioramento di tale portata. In altre parole siamo stati “bravi” sin da subito o, in ogni caso, possiamo essere migliorati solo di poco.

Sebbene tale ipotesi abbia riscosso un grande consenso le obiezioni che sollevano, a parte quella poc’anzi espressa, non sono affatto trascurabili.

In primo luogo esiste un salto quantico tra il livello biologico-organico, quello proprio della genetica e della neurologia, e il livello psicologico-funzionale a cui afferiscono la lettoscrittura e la computazione. Sarebbe come affermare che, esaminando le gambe di una persona, è possibile prevedere con esattezza se correrà, come correrà, a quale velocità, con quale stile, se inciamperà, se cadrà, quanto si farà male e via dicendo.

Stabilire un nesso causale diretto di tipo meccanicistico rappresenta l’errore più vecchio del mondo, che i latini definivano post hoc ergo propter hoc: se due fenomeni appaiono in rapporto di contiguità spaziotemporale quello che precede sarà considerato la causa del secondo.

Un errore analogo è stato compiuto dalle neuroscienze, in linea con l’ottica somatopsichica. Si è cioè ritenuto che l’alterazione metabolica delle aree cerebrali dopaminergiche osservabile nei pazienti schizofrenici fosse responsabile della malattia. Secondo l’ottica psicosomatica potrebbe invece trattarsi dell’esatto opposto, ossia del disturbo psichico che abbia determinato l’alterazione del metabolismo dopaminergico.

Prima dei neuroscienziati, Franz Gall elaborò la “frenologia”, teoria poi dichiarata priva di qualsiasi fondamento scientifico. Egli sosteneva che le caratteristiche psicologiche e personologiche di un individuo potevano essere dedotte da protuberanze e depressioni nel cranio, che credeva corrispondessero a diverse funzioni cerebrali e tratti della personalità.

Come afferma Giovanni Mercogliano in una sintesi della letteratura scientifica sull’argomento (ne sottolineeremo alcuni passaggi chiave):

[…] negli ultimi decenni la genetica molecolare ha compiuto importanti passi verso l’identificazione di specifici geni localizzati su alcuni cromosomi i quali, essendo a vario titolo coinvolti nello sviluppo neurologico (per esempio, migrazione neuronale), potrebbero essere alla base della predisposizione alla DE.

Queste evidenze mostrano come i meccanismi eziopatogenetici del disturbo specifico della lettura abbiano una forte componente genetica, anche se essa non è in grado di spiegare completamente l’insorgenza del disturbo.

[…] restano dibattute le ipotesi eziologiche, ovvero quale sia la specifica funzione neuropsicologica che compromessa è in grado di determinare una manifestazione così eterogenea di difficoltà nello sviluppo dell’apprendimento della lettura

Lo studioso sta forse affermando che le ipotesi sulla genesi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento mancherebbero di “specificità”? Sarebbe un po’ come dire che le malattie da raffreddamento come il raffreddore non hanno molto a che vedere con il raffreddamento!

Egli afferma inoltre…

Sono numerose le ipotesi neuropsicologiche della DE, sostenute anche da evidenze empiriche e sviluppate seguendo un modello deterministico e unicausale. L’applicazione di un modello così semplice si è rivelata fondamentalmente fallimentare, generando una moltitudine d’ipotesi apparentemente alternative e quindi non compatibili tra loro.

Quest’ultimo passaggio richiama quanto affermato poc’anzi a proposito del salto quantico esistente tra i due livelli funzionali, quello biologico-organico e quello psicologico-funzionale.

Ciò detto, che in particolare la dislessia non dipenda dalla difficoltà nel riconoscimento di singole lettere o gruppi sillabici è dimostrato da due interessanti fenomeni: il “jumbled word effect” e la “lettura consonantica”.

Preché reisci a lggeere quetso tetso?

“Non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate è che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato può serbmare mloto cnofuso e noonstatne ttuto si può legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi letetra una ad una, ma la paolra nel suo isineme. cuorsio, no?”

Questo per quanto riguarda il jumbled word effect. Per quanto riguarda invece la lettura consonantica proviamo a leggere il seguente testo.

L mmm prpr l trt cn ltt, brr, zcchr e frtt pr l s bmbn. Mntr l prpr pns ch gl pcr e s snt flc d frl, mmgnnd ch l mngr cn grnd gst e sddsfzn.

Questo secondo tipo di lettura risulta certamente più difficile della precedente, anche se comunque possibile, avendo a disposizione un’indicazione sull’argomento o le prima parole scritte per intero: “La mamma prepara la torta…”

Questi due fenomeni dimostrano che non leggiamo sequenze di lettere ma la parola come un “tutto”. Ma allora che cosa davvero causa la dislessia, assieme agli altri disturbi specifici dell’apprendimento?

Diventa evidente la necessità di elaborare un’ipotesi complementare se non alternativa, che non tragga origine dal piano biologico e non faccia riferimento al registro percettivo analitico bensì a quello sintetico, un’ipotesi che non potrà che rivelarsi di natura psicosociale. La complessità dell’argomento ci costringe a rimandare ad un webinar ad esso dedicato l’esposizione di questa articolata ipotesi.

Stefano Boschi

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