La rivolta silenziosa
Lug 23, 2025 | Sociologia
La scuola sta oggi vivendo una stagione particolare. È in atto una nuova rivolta da parte degli studenti, diversa però da quella del ’68. Si tratta di una rivolta che si potrebbe definire “politically correct”, una rivolta composta e sommessa, portata avanti non a suon di manifestazioni di piazza ma di lettere, lettere attraverso cui un numero sempre maggiore gli studenti esprime il proprio disagio.
Pare siano stanchi di essere considerati alla stregua di “pappagalli”, dai quali ci si aspetta la mera ripetizione di ciò che hanno ascoltato e ai quali viene dato un biscotto se hanno ripetuto fedelmente la lezione.
Gli studenti si trovano ora tra due fuochi. Se da un lato una dirigente risponde ad una studentessa che ha sbagliato a rendere pubblica la sua lettera, rimproverandola di non essere passata “per via gerarchica” e che i “panni sporchi” si lavano in famiglia, dall’altro Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito, minaccia la bocciatura per tutti coloro che rifiuteranno, per protesta, di sostenere la prova orale all’esame di maturità.
Dal ministro della scuola ci si dovrebbe perlomeno aspettare che conosca la situazione dei giovani, il fatto che non sono mai stati in condizioni così precarie: disturbi d’ansia, disturbi alimentari, violenza, stati depressivi, dipendenza da sostanze e chi più ne ha più ne metta. Sembra un bollettino di guerra. Sarebbe come se un medico rimproverasse un malato che si lamenta per il dolore!
Quando i cinesi devono scavare una galleria – racconta una vecchia barzelletta – dato che sono in tanti si dividono in due gruppi: un gruppo comincia a scavare da un lato della montagna mentre l’altro gruppo procede dall’altro lato. Se si incontrano hanno scavato una galleria, mentre se non si incontrano ne hanno scavate due!
Mentre gli studenti si lamentano di una scuola che sembra fatta per le marionette più che per esseri umani le autorità rispondono in modo autoritario, come del resto accadde nel ’68. Ora come allora continuiamo a scavare due gallerie! Che sia proprio vero che la storia insegna che la storia non insegna?!?
Come afferma un vecchio proverbio cinese, “Prima di pensare che qualcuno sia in malafede considera l’ipotesi più probabile: che non capisca!”.
Stefano Boschi
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